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LETTURE/ Il pianto di Balotelli e il canto di Walt Whitman

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Il pianto di Mario Balotelli (Infophoto)  Il pianto di Mario Balotelli (Infophoto)

"Il passato e il presente - dice Walt Whitman in Il canto di me stesso - appassiscono - io li ho colmati e svuotati. E procedo a riempire la mia prossima piega del futuro. Ascoltatore, lassù! che hai mai da confidarmi? Guardami in faccia, mentre aspiro il furtivo avanzar della sera, (parla sinceramente, nessun altro ti udrà, io non m'attardo che un minuto ancora). Forse che mi contraddico? Benissimo, allora vuol dire che mi contraddico, (Sono vasto, contengo moltitudini.) Mi concentro su quelli che sono prossimi, mi attardo sulla soglia della porta. Chi ha compiuto il suo lavoro quotidiano? chi sarà il primo a finire la cena? Chi desidera camminare con me? Parlerai prima che io sia partito? o ti deciderai quando è ormai troppo tardi?"

Forse è meglio, ogni tanto, farsi delle domande. E aspettare un attimo a dare delle risposte. Tanto meno dei giudizi. E tornare ad aver voglia di rispettare gli altri. In ogni situazione. "Se subito non mi trovi - conclude Whitman - non scoraggiarti. Se non mi trovi in un posto cercami in un altro, In qualche posto mi sono fermato e t'attendo".



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