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IL CASO/ Se vogliamo salvare l'italiano, diventiamo una monarchia

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Non passa inosservata la cura con cui, nella costituzione portoghese, all'art. 74, si assegna allo Stato il compito di assicurare l'insegnamento del portoghese ai figli degli immigrati. Tuttavia, non si indica espressamente il portoghese come lingua ufficiale.

Ecco, infine, l'art. 2 della costituzione francese: "La langue de la République est le français". Su questa affermazione (oltre che su apposite leggi per la tutela della lingua) si basano le attività di regolamentazione del lessico, che dal 1972 è affidata a Commissioni governative incaricate di rendere in francese ogni parola nuova che imiti il suono di voci allogene, oggi per lo più inglesi. Lo scopo di tale impresa è di mantenere e rafforzare le funzioni sociali di prestigio della lingua nazionale, così che tutti i francesi (e le francesi) possano esprimersi in tutti gli ambiti con parole francesi. 

La breve rassegna consente alcune osservazioni. In Europa le costituzioni dei Paesi di antica e solida tradizione parlamentare (per lo più sono monarchie) non fanno cenno a lingue ufficiali (Germania, Danimarca, Svezia, Paesi Bassi, Portogallo) o, al più, rinviano alle leggi ordinarie che regolamentano l'uso delle lingue (Belgio, Lussemburgo): per un Paese civile, bastano e avanzano. A loro volta, le costituzioni di alcuni Paesi indicano sia la lingua ufficiale sia i diritti delle minoranze linguistiche (Bulgaria, Polonia, Slovacchia, Spagna). Altre riportano più lingue ufficiali (Finlandia, Irlanda, Cipro) e riflettono una situazione socio-culturale complessa. Vi è poi un gruppo ristretto di Paesi che nella costituzione – per lo più di formulazione recente – inseriscono affermazioni perentorie (Romania, Estonia, Lettonia, Lituania) che a volte ignorano le minoranze. Vi è infine la tradizione della Francia, che fa della lingua un fattore di costruzione dell'identità nazionale. È una presenza importante, perché ha influito grandemente sulla formazione di altre nazionalità e di altri nazionalismi. Peraltro, non è l'unica tradizione vitale nei Paesi dell'Europa unita. 

In Germania, oggi leader di fatto dell'Unione Europea, la questione della lingua ufficiale si è discussa a lungo. Da ultimo, nel novembre 2011 era giunta all'Assemblea federale di Berlino (il Bundestag) una petizione affinché il tedesco fosse indicato come lingua nazionale nella Legge fondamentale (Grundgesetz, la costituzione tedesca). Si voleva mettere in rilievo la funzione di coesione sociale e di promozione culturale della lingua ufficiale. L'ampio e articolato dibattito non ha condotto a risultati. Si è peraltro rilevato come il tedesco sia già dichiarato lingua ufficiale tanto nella legge federale sulla costituzione dell'ordinamento giudiziario (Gerichtsverfassungsgesetz) quanto nelle leggi sui procedimenti amministrativi (Verwaltungsverfahrengesetze). Le istituzioni della Germania (a livello sia del Bund sia dei Länder), così come i protagonisti della vita culturale sono comunque impegnati nella promozione di una "cultura critica" della lingua, con associazioni riccamente finanziate sia da enti pubblici sia da privati.



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