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DIARIO GERMANIA/ I vescovi tedeschi attaccano Francesco, lo "difende" De Lubac

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Karl Rahner (1904-1984) e Henri de Lubac (1896-1991) (Immagine d'archivio)  Karl Rahner (1904-1984) e Henri de Lubac (1896-1991) (Immagine d'archivio)

LIPSIA - "All'interno del Popolo di Dio e nelle diverse comunità, quante guerre! Nel quartiere, nel posto di lavoro, quante guerre per invidie e gelosie, anche tra cristiani! La mondanità spirituale porta alcuni cristiani ad essere in guerra con altri cristiani che si frappongono alla loro ricerca di potere, di prestigio, di piacere o di sicurezza economica. Inoltre, alcuni smettono di vivere un'appartenenza cordiale alla Chiesa per alimentare uno spirito di contesa. Più che appartenere alla Chiesa intera, con la sua ricca varietà, appartengono a questo o quel gruppo che si sente differente o speciale" (Papa Francesco, Evangelii Gaudium, 98).

Questa citazione del Santo Padre Francesco deve valere come monito per noi tutti, perché vedo questo spirito di contesa, in forza di una "mondanità spirituale", anche tra noi cattolici – nei dibattiti giornalistici in Italia o, e di questo vorrei parlare in questo articolo, nella presenza dei vescovi tedeschi nel dibattito pubblico, in modo particolare su sessualità e Chiesa.

Il primo passo lo ha fatto il vescovo di Treviri, Stephan Ackermann, dicendo che non si può parlare di nuovi matrimoni dopo il divorzio come di un "peccato mortale continuo" e che in certi casi l'omosessualità non può essere giudicata come un fatto "contro natura". Questo passo per il vescovo di Magdeburg, Gerhard Feige, è necessario, perché non possiamo negare la realtà: essere fedeli a Gesù Cristo significa riconoscere che la Chiesa su questi temi non è più al passo con i tempi. Il vescovo di Görlitz, Wolfgang Ipolt, e l'arcivescovo di Bamberg, Ludwig Schick, dicono invece che vi è un'alternativa tra Gesù e lo spirito del nostro tempo.

Il cardinale di Monaco di Baviera, Reinhard Marx, in dialogo con la Taz (un giornale della sinistra tedesca, forse simile al Manifesto italiano) cerca di spiegare al giornalista che gli chiede come mai i vescovi non seguono papa Francesco, che parla del gregge il quale ha un senso vero per le nuove vie da seguire, che questo "gregge è tutto il popolo di Dio e non solo quello tedesco". Poi nell'intervista si sposta l'attenzione ai temi critici dell'economia capitalistica da parte della Evangelii Gaudium: no ad un'economia dell'esclusione, no ad una idolatria del denaro, non ad un denaro che governa invece di servire... (52-75).

Pur non essendo un allievo di Jürgen Habermas, il filosofo del discorso pubblico e democratico con cui ha dialogato anche Benedetto XVI, ritengo che un dibattito pubblico sia necessario nel nostro mondo democratico e non sono scandalizzato se giornalisti cattolici o addirittura vescovi ne facciano parte, ma ovviamente bisogna stare attenti a ciò cui ci rende attenti sant'Ambrogio: "Cum consilio lóquere, ut effúgias peccatum, ne incidas per multilóquium" ("Parla con saggezza per sfuggire al peccato e per non cadere con il troppo parlare") (Commento sui salmi 36, 65-66; Csel 64, 123-125). 



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