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ELEZIONI/ Gemellaggio Usa-Italia sull'astensionismo?

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Ora, è più che probabile che le due comunità civili − la statunitense e l'italiana − continueranno a comportarsi in modo diverso; e può darsi che questa sia, per ciascuna di esse, la soluzione migliore. Resta però un rimpianto, che si traduce in un auspicio: perché non incoraggiare gli astensionisti italiani a fare sentire la loro voce, farli uscire dall'oscurità? Che non significa creare un movimento o partito − idea che andrebbe contro la logica del non-voto (la breve vita, a suo tempo, del Fronte dell'Uomo Qualunque e l'attuale contradditorietà del Movimento 5 Stelle dovrebbero servire di ammonimento in tal senso). Il non-votante è un testimone individuale par excellence, non un partitante. È offrendo la sua testimonianza, che il non-votante può cessare di essere una presenza fantasmatica. Certo, le sue parole saranno differenti da quelle dei gerghi correnti: potranno anche, al limite, ridursi a una bolla di silenzio nel bel mezzo di una rissa televisiva.

Viene in mente il protagonista di uno dei racconti americani più famosi in assoluto: "Bartleby, lo scrivano" di Herman Melville. Bartleby, umile e laborioso copista in una ditta di Wall Street, a un certo punto si rifiuta di ricopiare i documenti che gli vengono assegnati, limitandosi a dire con calma: "Preferirei di no". Su questa frase, importanti filosofi hanno scritto recentemente numerose pagine, e qui non si pretende di aggiungere un'interpretazione in più. Semplicemente, ci sono momenti nella storia di una comunità in cui può esser utile a tutti ritagliare uno spazio di  attenzione per chi dice: "Preferirei di no".



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