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LETTURE/ Così Giovanni Verga ha "cassato" Fabio Volo

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Nello stesso anno in Italia il Premio Strega, il più popolare premio letterario del Paese, è stato assegnato ad un romanzo che indulge in tante pagine e in tanti episodi alla descrizione esplicita del sesso, Gli inseparabili di Alessandro Piperno. Se è vero, come è vero, che il romanzo è specchio dei propri tempi, senz'altro Inseparabili testimonia la crisi e la nevrosi dell'uomo contemporaneo, il tanto spazio concesso alla psicologia e alla sessualità. Ma è anche vero che la grande arte dovrebbe rendere conto non solo della mediocrità e della bassezza dell'uomo, ma anche dell'ideale e dei valori a cui la persona aspira.

Se poi tornassimo indietro di un altro anno e andassimo a vedere le classifiche dei romanzi più letti del 2010 e del 2011, scopriremmo che Fabio Volo ha occupato per tanto tempo il primo posto con Le prime luci del mattino. Quale "io" intercettano Fabio Volo e lo stuolo di altri scrittori che ammiccano a questa sessualità esplicita, esasperata, disinibita? Lo scrittore parla di un uomo ridotto a piacere e soddisfazione del piacere: il piacere deve diventare diritto, mentre il destino, il bene, il giusto non esistono. L'uomo non è fatto per un'esperienza di bellezza, di verità, di giustizia, di bontà, ma per liberarsi delle costrizioni, delle convinzioni, delle certezze con cui è cresciuto. L'esperienza di libertà è un processo di autonomia, ma non alla scoperta della propria interiorità, delle proprie domande di senso e di significato. C'è l'esaltazione dell'istintività pura, della libido, dell'irrazionale, della ribellione e della fuga dalla realtà. 

Quando muore l'homo religiosus, quando si dimentica il vero desiderio dell'uomo, che è un desiderio immenso di Infinito, muore in realtà l'uomo stesso, che viene trattato come mezzo di soddisfazione o come ingranaggio di un sistema che deve funzionare. L'uomo perde così di vista il proprio fine e collabora inconsapevolmente ad un fine diverso. Questa è la radice dell'alienazione. La corporeità dell'uomo è trattata come mezzo per conseguire l'obiettivo agognato. Si assiste alla mercificazione del corpo maschile e femminile, alla sua strumentalizzazione, all'oscena separazione dell'interiorità dall'esteriorità. 

Nell'uomo ridotto a sola materia il principio economico diventa idolo assoluto. Quando affermiamo che il principio economico è diventato un idolo, intendiamo dire che qualsiasi bisogno materiale viene assunto come esigenza imprescindibile per l'uomo, da soddisfare ad ogni costo. Diventa, cioè, diritto e in quanto tale deve essere rispettato, anche a costo di utilizzare mezzi non propriamente buoni. Nel contempo qualsiasi desiderio umano può diventare bisogno da soddisfare e, quindi, diritto. Nasce la società in cui si godono solo dei diritti e mancano i doveri e le responsabilità. In una cultura siffatta è anche facile indurre bisogni che in realtà non siano tali. 



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