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MORTO EUGENIO CORTI/ Cavalleri: è stato il Tolstoj italiano

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Eugenio Corti (1921-2014)  Eugenio Corti (1921-2014)

"Eugenio Corti comincia adesso. Ha finito la sua parabola terrena con serenità, finora è stato amato e conosciuto ma è certamente uno dei pochi autori italiani del 900 che resisterà a letture e riletture nei secoli a venire". Così ricorda lo scrittore scomparso Cesare Cavalleri, direttore delle Edizioni Ares sin dal 1965 e anche l'uomo che per primo, coraggiosamente, pubblicò Il cavallo rosso. Eugenio Corti è morto ieri nella sua Brianza, luogo che, come ha detto Cavalleri a ilsussidiario.net, lo ha segnato come uomo e come scrittore: "Come sempre l'universale si dimostra nel particolare  e dunque la provenienza di luogo in tutti i grandi scrittori è indispensabile. Da Tolstoj a Eliot il luogo di origine è una cifra che riscontriamo nei grandi scrittori; è dal radicamento in un luogo, se si è veramente grandi, che si può fare un discorso di carattere universale". 

 

Come nacque il suo rapporto di lavoro con Eugenio Corti?

Fu Gabrio Lombardi (giurista e politico, fu presidente del comitato promotore del referendum per l'abolizione del divorzio, ndr) che me lo fece conoscere nel 1974 ai tempi del referendum sul divorzio. In quell'occasione ci improvvisammo conferenzieri e andammo in giro a tenere conferenze sul tema. Eugenio stava scrivendo Il cavallo rosso, un lavoro che lo tenne occupato per dieci anni e io fui felice di pubblicarlo nel 1983. Corti è uno scrittore che ha sempre lavorato per i posteri.

 

Cosa significa che ha lavorato per i posteri?

E' sempre stato uno scrittore di ampio respiro, basti dire che il suo grande ispiratore è stato Omero. Non ha mai ricercato successi immediati nell'attualità anche se questi non sono mai mancati, così come i grandi riconoscimenti pubblici, ad esempio la Medaglia d'oro che proprio l'anno scorso gli conferì il Capo dello Stato, o l'Ambrogino d'oro e tante altre. 

 

Come lo definirebbe in una battuta dal punto di vista della scrittura?

Era un cristiano consapevole e profondo che traduceva con naturalezza questo suo essere cristiano nella sua opera quindi senza nessuno schermo, ma anche senza atteggiamenti confessionali o bigotti.

 

Qualcuno lo ha definito il Manzoni del 900, è d'accordo?

Direi che è riduttivo, trovo più appropriata la definizione che è venuta dopo le traduzioni francesi del Cavallo rosso e cioè di Tolstoj della nostra epoca. Il cavallo rosso è il Guerra e pace del 900, è una definizione che trovo più appropriata.

 

Il cavallo rosso negli anni è stato anche uno straordinario successo commerciale, se lo aspettava quando lo diede alle stampe la prima volta?

E' vero, stiamo infatti facendo la 29esima ristampa. Non me lo aspettavo questo successo anche se la qualità del testo era straordinaria e si è visto subito. Poi c'è stato anche il successo di pubblico, soprattutto grazie al passa parola.

 

Corti in qualche modo al di fuori dell'ambiente cattolico è stato alquanto snobbato, perché?



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COMMENTI
06/02/2014 - Spero... (Francesco Giuseppe Pianori)

Spero che un giorno il suo capolavoro "Il cavallo rosso" sia inserito nei testi classici scolastici alla pari de La Divina Commedia e I Promessi Sposi, dell'Iliade, Odissea ed Eneide, sempre che la bieca pseudocultura ideologica non l'abbia vinta sulla ragione e la bellezza. Eugenio Corti goda in Paradiso Colui che ha sempre desiderato e per Cui ha speso la sua vita e la sua arte.