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EUGENIO CORTI/ Un proiettile lo risparmiò, ecco perché

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Soldati italiani durante la ritirata di Russia (Immagine d'archivio)  Soldati italiani durante la ritirata di Russia (Immagine d'archivio)

La scrittura di Corti mi conquistò perché coglieva la realtà più minuta per trasformarla in bellezza e anche in epos. Anche se questa realtà era ombreggiata dal male, che poteva essere compiuto da un gruppo di bambini intenti a tormentare un cane: "Subito il cane cercò d'allontanarsi e fuggire, al che il barattolo rimbalzò sull'acciottolato e batté contro le sue gambe posteriori; il povero animale si voltò per un istante, incerto sulla natura del nuovo tormento: vide i bambini corrergli addosso gridando, si mise allora a correre a sua volta, mentre il barattolo rimbalzava e strideva e batteva sempre più spesso anche col bordo tagliente del coperchio contro la zampina offesa, che ora egli era costretto ad appoggiare a terra. La bestiola cominciò a berciare per il dolore, correva e berciava, e i bambini dietro che acclamavano: il divertimento non avrebbe potuto essere più grande...". 

Mi innamorai del Cavallo rosso per le stesse ragioni per cui ero entrato nella sub-creazione del mondo tolkieniano. Avevo a portata di mano una potente avventura dal respiro metafisico. 

Il mio personaggio preferito del Signore degli anelli era Sam perché si trovava catapultato in una missione troppo difficile. Eppure, trovava il coraggio di farla sua. E così sono gli eroi di Corti, gli eroi di tutti, che dalla provincia brianzola diventano capaci di affrontare il mondo anche con il completo dono di sé. Come Manno, la cui vita si spezza nella battaglia di Montelungo, la prima del ricostituito esercito italiano. Un attimo prima di morire trova la forza per ringraziare Dio di tutto quanto gli era successo, di dare un senso anche al colpo che gli dava la morte: "Ecco dunque il perché di quella barca pronta per lui in Africa, e poi l'invio in Albania, e… Ma allora già da tempo Dio stava predisponendo il recupero dell'Italia! Quanta pena si dava Dio per le cose degli uomini! «Grazie, Signore Iddio» mormorò Manno col suo ultimo fiato «grazie»".

E poi Corti parlava dell'amore. Che meraviglia ricordare le pagine su Colomba, che "aveva occhi grigio-azzurri… non comuni, e la testa che richiamava effettivamente quelle dei libri d'arte" (guarda caso faceva la seconda liceo…). 

Se fossi un professore, chiederei delle tesi sulla concezione dell'amore in Eugenio Corti. 

Basti ricordare quanto scrisse l'amico-editore Cesare Cavalleri nella prima recensione al Cavallo rosso (quella in cui si affermava che il romanzo ha il respiro di Guerra e pace e la tenerezza dell'Albero degli zoccoli). Quel pezzo nell'estate dell'83 si apriva con una citazione sull'amore di un giovane bergamasco: "Il ventenne Moioli, bergamasco, puntatore del primo pezzo, era tra quelli che delle donne parlavano con fiducia. "Che bella cosa l'amore!" concludeva a volte le sue svagatezze, con molta ingenuità. 



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