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EUGENIO CORTI/ Un proiettile lo risparmiò, ecco perché

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Soldati italiani durante la ritirata di Russia (Immagine d'archivio)  Soldati italiani durante la ritirata di Russia (Immagine d'archivio)

Un giorno Ambrogio, ch'era in visita appunto nella tenda del primo pezzo, gli chiese: "Ma di' un po': tu l'amore l'hai mai provato?" Moioli lì per lì rimase imbarazzato."Signornò" rispose infine "se devo essere sincero". A costo di fare cattiva figura davanti ai suoi compagni non era disposto a mentire, bergamasco e onesto com'era. Aveva da poco compiuto vent'anni...". Ecco l'intreccio di verità e amore in Eugenio Corti. 

Non ho una personale classifica dei passi più belli del Cavallo rosso. Però mi impressionarono le morti dei personaggi che avevo amato, per esempio, il bersagliere Stefano o la dolce Alma. Forse erano i primi personaggi che vedevo morire… Certo, commuove in questi giorni rivedere su Youtube qualche spezzone di Eugenio che legge "la morte del Capitano Grandi"…

E chi l'avrebbe mai detto che un giorno mi sarei trovato a seguire molto da vicino Corti come editor delle Edizioni Ares. È difficile fare ordine tra i ricordi. Potrei ricordare la festa per ogni recensione che usciva, gli incontri con i tantissimi ragazzi che lo andavano a trovare (lui era il nonno vicino al camino), la speranza che qualcuno a Stoccolma si ricordasse di lui, come quella che il Cavallo rosso diventasse un film (anni fa comprò i diritti la LuxVide di Ettore Bernabei), la curiosità inesausta per le vicende del mondo (e della Chiesa).

Sono stato a trovarlo di recente. L'immobilità del corpo sulla carrozzella contrastava con l'azzurro degli occhi. Volle informarsi delle vendite de I più non ritornano, il testo che concludeva la sua Opera omnia per Ares, e sulla possibilità di vedere i suoi libri anche in ebook (lo stiamo facendo Eugenio). Con un grande sorriso mi lasciò entrare nel solaio della casa. Fu un'esperienza fortissima: Corti custodiva con ordine il suo archivio, le stesure del Cavallo rosso (scritte a matita e lasciate alla custodia dell'inseparabile Vanda), la corrispondenza (faldoni su faldoni), ma anche le divise militari, le fotografie seppiate, persino un casco da motociclista del tempo di guerra. Nella stanza da letto Corti aveva appeso un crocifisso mutilato su una croce spezzata di colore nero. Appena sotto, una piccola targa: "Montecarotto, agosto 1944". L'autore del Cavallo rosso l'aveva collocato in bella vista per ricordare il giorno in cui sentì più vicino il soffio della morte: quando il suo osservatorio d'artiglieria (nascosto in un ex ospedale) era stato avvistato dai semoventi tedeschi da 105mm. Fu una "babilonia di fuoco", ma le granate esplosero intorno a lui lasciandolo indenne. Non diversamente da quando un cecchino russo gli sparò nella "Valle della morte". Il proiettile traforò il passamontagna tra la testa e il collo. Senza toccarlo. Corti sapeva di essere stato risparmiato per un disegno più grande. 



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