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LETTURE/ Dal Concilio a papa Ratzinger, così la Chiesa ha "seppellito" la spada

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Benedetto XVI (Infophoto)  Benedetto XVI (Infophoto)

Un'asserzione forte che dimentica un fattore essenziale. In questi anni non è stata tanto la cultura laica, in gran parte irreggimentata nella guerra americana contro l'Iraq, a contrastare la violenza teologico-politica, quanto la religione cristiana. È stato Giovanni Paolo II che si è opposto, in ogni modo, alla guerra irachena e all'idea della "crociata" dell'Occidente "cristiano" contro l'islam. In ciò seguito da Benedetto XVI che, nel discusso discorso di Ratisbona, non voleva certo suscitare l'odio verso il mondo islamico quanto neutralizzare ogni legittimazione religiosa della violenza. Il cattolicesimo, abbandonato con il Concilio Vaticano II ogni nostalgia del Sacrum imperium, si dimostra oggi nel mondo come il più strenuo difensore della pace contro i conflitti e le violenze.  Una posizione che ha trovato in questi anni il suo pensiero più originale nelle riflessioni sul legame ancestrale tra la violenza e il sacro, legame interrotto dal sacrificio di Cristo, ad opera del pensatore francese René Girard. 

 A conforto di questa posizione viene ora un importante documento, stilato dalla Commissione Teologica Internazionale, su Dio Trinità, unità degli uomini. Il monoteismo cristiano contro la violenza. Frutto del lavoro di cinque anni (2009-2014) il testo chiarisce sia la problematica della nozione di monoteismo, la quale «rimane ancora troppo generica quando sia usata come cifra di equivalenza delle religioni storiche che confessano l'unicità di Dio», sia la semplificazione che «riduce l'alternativa alla scelta fra un monoteismo necessariamente violento e un politeismo presuntivamente tollerante». Una contrapposizione fortemente ideologica, questa, perché il politeismo antico non fu affatto pacifico dacché le guerre tra popoli, come in Omero, sono al contempo guerre tra dèi. 

Un'opposizione, comunque, che nella sua veste moderna è una conseguenza delle lotte di religione allorché, di fronte all'Europa cristiana divisa, la cultura laica viene idealizzando un politeismo virtuoso e pacifico. Un'opposizione che vorrebbe tornare attuale oggi, ma che trova le sue armi spuntate. È con il Vaticano II, con la dichiarazione Dignitatis humanae sulla libertà religiosa, e poi con la celebre Dichiarazione con cui Giovanni Paolo II, nella celebrazione del 12 marzo 2000, chiese perdono per tutte le colpe passate dei cristiani, che la Chiesa ha definitivamente preso congedo dal modello teologico-politico medievale-moderno, responsabile delle guerre di religione. 

Con questi atti la Chiesa cattolica si è idealmente ricollegata al paradigma dei primi secoli nei quali la distinzione tra la fede e la spada, tra il Regno di Dio e quello del mondo, era chiara. Per questo, come recita il documento della Commissione Teologica Internazionale, «si tratta di riconoscere al kairòs dell'irreversibile congedo del cristianesimo dalla ambiguità della violenza religiosa, il tratto di svolta epocale che esso è obiettivamente in grado di istituire, nell'odierno universo globalizzato». 



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COMMENTI
07/02/2014 - Grande stima. (luciano dario lupano)

Grande stima ed un grande Augurio al sig. Ratzinger, in arte Benedetto XVI! Una persona seria, coerente e quindi poco amata! Ma si sa, in questa ipocrita società genuflessa per convenienza e null'altro, sono piu' interessanti i Tarcisio, i Camillo ( con tutto il rispetto per il caro Fernandel ) e gli Angelo! Lunga vita ed in alto i cuori!