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EUGENIO CORTI/ Chieffo: padre, amico e maestro

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Théodore Géricault, Il derby di Epsom (particolare, 1821) (Immagine d'archivio)  Théodore Géricault, Il derby di Epsom (particolare, 1821) (Immagine d'archivio)

Da quando insegno alle medie, ogni anno cerco di leggere coi miei alunni almeno qualche passo del Cavallo Rosso. Dopo aver appreso della sua morte, ho ripreso in mano la lettera che mi scrisse dopo aver letto la mia tesi e mi sono commosso. Uno dei più grandi scrittori del '900 mi ringrazia (in verità non credo la mia tesi fosse niente di straordinario), mi dice che ha letto il mio lavoro nelle ore serali, quello che dedica “alle letture che non devono essere disturbate: sono così rimasto in tua compagnia per diversi giorni. Siamo dunque diventati più amici di prima”.

Grazie a lui ho capito che sono miei amici tutti quegli artisti che scrivono delle cose grandi che diventano per me, perché io posso stare in loro compagnia. Conclude quella lettera così: “Con paterna amicizia, tuo Eugenio Corti”. Corti non ha mai avuto figli biologici e immagino che lui e sua moglie ne abbiano anche sofferto. Beh, non ha avuto due, tre, cinque o dodici figli, ma ne ha avuti migliaia e ne avrà altri perché un padre continua a generare attraverso le sue opere. E io sono davvero grato di essere stato così anche figlio suo.



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