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IL FATTO/ Quella lezione di libertà che ci viene da un orologio ad atomi di stronzio

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Per dare un'idea di cosa abbia comportato questa scoperta, basti pensare che il margine di errore passò dai mille secondi al giorno degli orologi di metà Trecento ai dieci secondi del primo strumento prodotto da Huygens. Par fare il grande balzo successivo e passare da dieci secondi a uno, servirono pochi anni (primo ventennio del Settecento). Nello stesso periodo, Ginevra divenne il centro mondiale dell'orologeria. Un primato che mantiene ancora oggi. Dal 1550 coloro che sfuggivano a persecuzioni religiose affluirono a Ginevra e la produzione nel decennio 1680-90 era già di cinquemila orologi all'anno. Curiosa anche questa coincidenza. L'intolleranza (e in un certo senso ancora il tema della morte) in questo caso ha generato benefici economici per la città che accoglieva gli esuli e ha dato un contributo fondamentale alla creazione della produzione in larga scala. 

Parallelamente a questi sviluppi e avanzamenti, cresce la concezione meccanicistica dell'universo. Più si assottiglia il margine di errore dello strumento, più si enfatizza una certa concezione meccanicistica anche della vita umana. Come ricorda C.M. Cipolla, Keplero, Roberto Boyle e Cartesio paragonarono l'universo, gli uomini e gli animali a orologi e finanche Dio a un grande orologiaio. 

Dall'inizio dell'Ottocento ad oggi il margine di errore è stato via via ridotto. I primi orologi atomici al cesio sbagliavano di 0,000001 secondi al giorno. Sfioravano già la perfezione. La scoperta dei giorni scorsi può indurci a pensare che la perfezione sia stata raggiunta, dato che il margine di errore conseguito è persino superiore all'età del nostro pianeta. Ora se rammentiamo le due coincidenze di prima (i cannoni e le persecuzioni) non vorrei che ci trovassimo a dover constatare, tra qualche anno, un'altra significativa associazione a qualcosa di negativo. Il progresso e le scoperte devono avere una valenza positiva. Ma dobbiamo pensare anche ai valori. "Nato per misurare il tempo − conclude C.M. Cipolla − (l'orologio, ndr) impose successivamente agli uomini misurazioni accurate di attività che prima o non erano state misurate o lo erano con vaga approssimazione (…) La macchina, scrisse Oscar Wilde, tende a fare dell'uomo una macchina (…). Dalla pietra polita del Neolitico alla navetta spaziale, ogni strumento ha aumentato le potenzialità dell'uomo che, senza strumenti è, nel regno animale, tra gli esseri più deboli e vulnerabili. Il nocciolo della questione però è etico. Perché tutto poi dipende dall'uso cui l'uomo decide di destinare le macchine da lui create: per il bene o per il male". 

L'orologio ad atomi di stronzio sbaglia un secondo ogni cinque miliardi di anni. L'uomo ha diritto di sbagliare e di crescere, imparando dai suoi errori. Ma soprattutto di essere consapevole di poter sbagliare ancora oggi. Anche di molto. Come i primi orologi del Trecento.  



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