BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ "L'Italia che non si lamentava?" L'hanno distrutta i 50enni di oggi

Pubblicazione:

Aldo Cazzullo (Infophoto)  Aldo Cazzullo (Infophoto)

Cazzullo non può negare l'evidenza, per cui non tarda a constatare che i nostri ragazzi hanno certamente di che piangere, perché "l'Italia li maltratta, li fa studiare male, li grava di debiti, non gli offre un lavoro, non li prepara alle difficoltà che incontreranno", per poi aggiungere: "Viziamo troppo i nostri ragazzi". Altra prospettiva indubbiamente interessante, che meriterebbe un'analisi più approfondita da parte dello stesso autore, quell'analisi che ci aspetteremmo dopo le prime pagine introduttive – le più interessanti – dalle quali sono tratte le citazioni finora utilizzate. Ma il punto di vista viene liquidato un po' troppo superficialmente e si inserisce in un contesto che dovrebbe essere ampliato, e invece si sgonfia: se i ragazzi vengono viziati – ci dice Cazzullo – quando arrivano a vent'anni non hanno fame e quindi sono incapaci di sacrificarsi; per questo motivo, per i lavori manuali e meno gratificanti ci sono gli immigrati, ben disposti a spezzarsi la schiena per tentare il riscatto sociale. C'è senz'altro del vero, ma la realtà non è così semplice: nello stesso contesto, ad esempio, entra in ballo un altro problema "sociale", la decadenza della famiglia quale istituzione di riferimento e dei suoi valori, i genitori che in qualche modo "non ci sono" e offrono ai figli surrogati di affetto e comprensione, nell'assenza totale di guide e riferimenti. Appunto, viziandoli.

Nel libro non c'è però un'analisi, un supporto concreto alle convinzioni manifestate dall'autore con quel pizzico di provocazione che incuriosisce ma che poi resta immobile ai blocchi di partenza. Infatti, dopo le prime pagine (che in fin dei conti sono meno di dieci), l'autore si butta a capofitto in una sorta di autobiografia pop infarcita di oggetti di culto, miti, eroi (soprattutto degli anni ottanta) e divagazioni sentimentali con qualche incursione nella storia (che talvolta ha vissuto personalmente da inviato). Cazzullo scrive bene, ripercorrere insieme a lui tappe e pietre miliari di una generazione unisce e scatena ricordi, ma alla fine ciò che resta è semplicemente un dubbio: ce n'era bisogno?

Nella sua incursione a "Che tempo che fa", presenza obbligata e utilissima per promuovere un libro, Cazzullo ha esordito di fronte a Fazio nel modo più opportuno: "Il ventennio berlusconiano è stato un disastro etico, politico ed estetico". Il boato del pubblico non si è fatto attendere, mettendo ovviamente il suo sigillo al successo del volume. Ma esistono persone stanche della solita formula ormai consolidata, che si dimostra vincente soprattutto nel demolire l'avversario per garantirsi consenso.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >