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LETTURE/ Calderón, il perdono ci fa ridiventare figli

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Il volto del timoniere di Ulisse, gruppo della Scilla (I sec. a.C.)  Il volto del timoniere di Ulisse, gruppo della Scilla (I sec. a.C.)

Seguendo i temi dell'opera è altresì possibile individuare quelli che sono i punti più vivi della cultura umana e del dibattito culturale del '600: l'uso e l'interpretazione della scienza, il valore e l'origine del potere regale assoluto, il tema della libertà e della giustizia, il tema della ragion di stato e dell'onore, il tema della morte, del dolore e quello della cultura. È seguendo in modo troppo pedante queste suggestioni culturali che (dopo la riscoperta romantica del drammaturgo spagnolo da parte di Friedrich Schlegel) la cultura italiana del secondo Ottocento (esempio, Giosuè Carducci) ne ha ridotto l'importanza artistica e culturale, leggendo nella produzione di Calderón e in quest'opera in particolare soltanto intenti didattici e didascalici, o vuoti esercizi di retorica poetica.

Non ha tuttavia giovato alla rilettura del capolavoro l'interpretazione idealistica del Novecento, che tendeva ad assolutizzare il tema della libertà individuale, in contrapposizione ai meccanismi del potere, come fece il grande drammaturgo austriaco H.W. Hoffmansthal in La Torre (1920).

Sono allora altre coordinate, teatrali e simboliche, che rendono decifrabile il testo nella sua profondità (seguendo anche la lettura di Calderón del teologo Von Balthasar, che colloca l'opera del drammaturgo nella problematica del "Teatro del mondo", ove l'uomo recita il suo ruolo al cospetto di Dio, cfr. Teodrammatica, pp. 146-147). Anzitutto emerge nella struttura scenica drammatica dell'opera un'importante dicotomia di luoghi: nel primo e nel terzo atto la torre e nel secondo la reggia che definiscono i luoghi della Natura e quindi della vita istintiva di Sigismondo, ed i luoghi della Cultura (che nella società rinascimentale e poi barocca aveva i suoi centri nelle corti), luoghi quindi della ragione che sa controllare e indirizzare gli istinti umani, anche attraverso la magia, l'astronomia, segni però di una cultura che ha perduto l'orizzonte unitario di riferimento. 

Si definisce in questo modo nell'opera una figura geometrica che è caratteristica della cultura barocca, l'ellisse, con la quale viene descritto il moto del sole e della terra nell'universo, con i due punti di fuga rappresentati nell'opera non dalla terra e dal sole, bensì dalla torre e dalla reggia. Proseguendo in questa rappresentazione geometrica l'ellisse può racchiudere simbolicamente altre contrapposizioni culturali operanti nella società del tempo, nell'arte (la coesistenza e contrapposizione tra ordine-linearità e fantasia-disegno), nella letteratura (tra classicismo cinquecentesco e manierismo), in economia e giurisprudenza (nel dibattito su diritto naturale e diritto divino), solo per citarne alcuni, e soprattutto la gran contrapposizione del Seicento tra scienza e fede, nella vita culturale; e tra potere assoluto e Chiesa, nella vita sociale.

Nell'opera questa dicotomia, incarnata dai due personaggi principali, Sigismondo (il figlio), colui che vive nella torre, e Basilio (re in greco e padre di Sigismondo), colui che abita nella corte, sembra irrisolvibile; anzi assistiamo nella parte centrale del dramma alla conferma delle previsioni negative degli astri sulla natura di Sigismondo.



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