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LETTURE/ Calderón, il perdono ci fa ridiventare figli

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Il volto del timoniere di Ulisse, gruppo della Scilla (I sec. a.C.)  Il volto del timoniere di Ulisse, gruppo della Scilla (I sec. a.C.)

Si apre in questo modo l'ultimo cambiamento della natura di Sigismondo, potremmo dire la vera conversione, il reale capovolgimento del punto di vista (che quasi permette di vedere terra e sole da una prospettiva superiore): Sigismondo riconoscendo una misura più grande della propria esistenza, riassume tutti i sentimenti dell'opera in un gesto impossibile all'uomo singolo: il perdono per il quale si riconcilia con Clotaldo, con Rosaura, Stella e Astolfo ed in nome del quale si inginocchia davanti al padre: un gesto di misericordia, un legame che, finalmente, non è più definito dal rapporto servo-padrone, come quando assecondava, nel secondo atto, le sue passioni, ma in quello, guadagnato attraverso il dolore del desengano, del rapporto padre e figlio.

L'uomo soltanto in questo abbraccio, in questo sentirsi amato al di là delle proprie giustizie e delle proprie bravure e capacità, è se stesso, è libero: solo ora Sigismondo può regnare, temprando il suo potere assoluto con una clemenza,che deriva dal riconoscere una dipendenza da quel cielo, da quella realtà all'inizio bestemmiata ("ogni potere si riceve in prestito, dobbiamo poi renderlo al suo padrone").



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