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L'INDAGINE/ Vittadini: così il non profit può salvare i servizi sociali

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Giorgio Vittadini (Infophoto)  Giorgio Vittadini (Infophoto)

In un momento in cui i soldi vengono a mancare e il debito pubblico rischia di paralizzare il Paese, c'è un modo per evitare che le persone più deboli si vedano private di una copertura sanitario-assistenziale dignitosa? Oppure dovrà calare l'attenzione sulla qualità dei servizi di welfare il cui bisogno in una società moderna è sempre più complesso e differenziato? Una cosa è certa: come farebbe un buon padre di famiglia, non si potrà più rinunciare a valutare qualità ed efficienza dei servizi per poter allocare le risorse in modo congruo ed evitare gli sprechi. Ma, a differenza di quanto accade in altri settori di interesse pubblico, per i servizi sociali oggi non esistono in Italia pratiche consolidate di rilevazione dei costi, di analisi di efficienza "micro" (ovvero a livello delle singole organizzazioni) e metodologie condivise per la loro valutazione. Non solo: nonostante il welfare italiano sia popolato da iniziative private di interesse pubblico, nate storicamente dal tessuto sociale, nell'immaginario collettivo "pubblico" coincide ancora con "statale".

Per questo il Rapporto Sussidiarietà e… qualità nei servizi sociali, realizzato da Fondazione per la Sussidiarietà con i ricercatori del Politecnico di Milano, propone un innovativo metodo di valutazione dei servizi di welfare, pubblici e privati, che risponda allo scopo di verificarne l'utilità per i cittadini e la capacità di farlo in modo efficiente. Dall'analisi condotta sui costi di housing universitario, asili nido, cura degli anziani, riabilitazione, housing sociale è stato possibile confrontare l'efficienza nell'offerta del servizio delle organizzazioni private non profit e degli enti pubblici: i costi delle organizzazioni non profit risultano in media inferiori del 23% (tra il 17% per l'housing universitario e il 41% per gli asili nido) ai costi unitari delle organizzazioni del settore pubblico, senza che questo significhi una minore attenzione alla qualità. Al contrario, nelle istituzioni non profit esaminate la qualità dei servizi, con riferimento alla soddisfazione degli utenti o delle loro famiglie, risulta molto simile a quella degli enti pubblici o perfino leggermente superiore. In una scala da 1 a 10, il punteggio è di 8,25 per le organizzazioni non profit e di 7,66 per le realtà pubbliche.

Il Rapporto, come detto, compie un iniziale passo nel colmare la lacuna creata dalla ridotta disponibilità di informazioni sui costi dei servizi sociali. Ma a cosa è dovuta questa carenza? I servizi alla persona non sono beni come le automobili e nemmeno servizi come ad esempio una fornitura di gas, ma, come gli altri servizi alla persona del comparto welfare, quali l'istruzione e la sanità, sono servizi "relazionali": per essere prodotti richiedono una calibrazione dell'intervento rispetto alle esigenze dell'utente e la collaborazione di quest'ultimo; non è dunque possibile standardizzarne la produzione e pre-definirne completamente la qualità secondo criteri oggettivi.



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