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SHAKESPEARE/ Riccardo III e il nostro male che impera

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William Shakespeare  William Shakespeare

Da una parte, perché il mondo elisabettiano era tutto un fiorire di intrighi e di schieramenti segreti; dall'altra, perché il male è sempre presente in mezzo a noi; perché spesso ha un aspetto seducente; e anche perché è una tentazione continua.

Guadando nel sangue, nella sua scalata verso il trono, Riccardo si avvale essenzialmente di due tipi di persone. Il primo è quello degli uomini senza scrupoli, rappresentati dal duca di Buckingham, il quale non riesce però a reggere fino in fondo, nel suo sostegno all'usurpatore, e viene per questo distrutto. L'altro tipo di persone utili al tiranno è l'individuo non malvagio in sé ma non abbastanza forte da opporglisi. Molti vengono ingannati perché non abbastanza intelligenti; altri, invece, cedono al proprio debole opportunismo, perché, in fondo, assecondare il tiranno conviene e non costa fatica. Qualcun altro ancora si scandalizza, e denuncia al pubblico l'enorme ingiustizia che si sta dispiegando sotto i suoi occhi, ma non ha il coraggio di parlare e abbassa il capo. Così il Male continua la sua opera distruttrice, soprattutto grazie ai pavidi o a chi cerca una falsa pace.

Temi universalmente validi. Come aveva detto Leonardo a cavallo tra Quattro e Cinquecento: "Chi non punisce il male comanda che lo si faccia". Come ribadì Solženicyn nel Novecento, dopo che molta acqua fu passata sotto i ponti: "Quando scegliamo di tacere riguardo al male, … in realtà lo stiamo seminando ed esso tornerà allo scoperto moltiplicato per mille. Quando non puniamo né rimproveriamo coloro che compiono il male, non stiamo semplicemente proteggendo la loro banale vecchiaia, ma stiamo strappando le fondamenta della giustizia alle generazioni future". Coi tempi che corrono, è bene non dimenticarlo.

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