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LETTURE/ François Fejtő, solo uno "spirito libero" cambia l'Europa

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François Fejtö (1909-2008) (Immagine d'archivio)  François Fejtö (1909-2008) (Immagine d'archivio)

Fejtö è stato un grande storico, privo di pregiudizi, impegnato a capire le motivazioni all'origine di eventi che ebbero conseguenze sconvolgenti. Appassionato osservatore degli avvenimenti, ha saputo fare un'opera di ricostruzione, al di fuori della propaganda, con lucidità e lungimiranza, in specie tenuto conto delle difficoltà di accesso agli archivi in quel periodo. La sua storiografia è quindi tutta documentata su fonti sì di seconda mano, ma utilizzate in modo impeccabile, grazie al suo grande intuito di testimone intelligente e preveggente che non ha eguali.

Ho avuto la fortuna di conoscere François Fejtö e di incontrarmi con lui in varie occasioni durante i miei anni alla Fondazione Feltrinelli. Lo ricordo sempre immerso nello studio e nella scrittura, molto attivo e sempre impegnato nella preparazione di articoli sulle vicende dell'est europeo per i più prestigiosi giornali europei. Fejtö si definiva pubblicamente "un conservatore liberale socialista": anche negli ultimi anni  ha continuato la sua lotta denunciando più volte l'invasione serba della Croazia e della Bosnia, criticando l'inerzia europea di fronte alla guerra nell'ex Jugoslavia.

L'ultima volta l'ho visto a Parigi. Sua moglie Rose, compagna di una vita, era appena morta ed egli  si era trasferito dalla sua casa a Neuilly-sur-Seine in un appartamento in centro. 

Era contento perché in Ungheria venivano ristampati o pubblicati per la prima volta i suoi libri, ma  allo stesso tempo era molto amareggiato per la nascita nel suo paese di tendenze di destra, che pensava fossero scomparse per sempre. 

Era circondato da studenti ungheresi che per lui avevano una grande stima, quasi una venerazione. Sul cassettone c'era la foto di suo nipote Raphael Fejtö, uno dei protagonisti del film di Louis Malle Au revoir les enfants, il ragazzo ebreo che viene mandato nei campi di concentramento.

Capii che François Fejtö non aveva mai lasciato quel mondo mitteleuropeo. Un mondo a cui aveva dedicato un saggio-romanzo, Viaggio sentimentale, in cui racconta di un viaggio fatto agli inizi degli anni Trenta nei luoghi che furono dell'Impero austro-ungarico, per rivedere parenti, affetti e amicizie da Trieste a Budapest. Ebbi l'impressione che fosse tornato alle sue origini: un ungherese ebreo, uno storico militante, una coscienza critica, uno spirito libero.



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