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LETTURE/ François Fejtő, solo uno "spirito libero" cambia l'Europa

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François Fejtö (1909-2008) (Immagine d'archivio)  François Fejtö (1909-2008) (Immagine d'archivio)

François Fejtö nasce nel 1909 a Nagykanizsa in Ungheria sotto Francesco Giuseppe, il padre è un   editore ebreo di orientamento liberale, la madre adottiva è cattolica ed è influenzato sia dell'ebraismo sia dal cattolicesimo, a cui si convertirà, riaffermando l'eredità culturale di una Europa centrale multinazionale e multiconfessionale.

Studia all'Università di Pecs e in seguito a quella di Budapest. Alla fine degli anni Venti aderisce a un gruppo marxista clandestino. Arrestato e incarcerato, si avvicina in seguito alle posizioni socialdemocratiche.

Nel 1935 fonda insieme al poeta Attila Jozsef, che riteneva il più grande poeta ungherese del XX secolo, la rivista letteraria Szep Szo. A causa del suo impegno politico e delle sue pubblicazioni viene sorvegliato dal regime fascista di Horthy: viene condannato a sei mesi di prigione per aver scritto un articolo contro la politica del governo a favore della Germania. Per evitare la prigione, nel 1938 sceglie l'esilio in Francia.

Durante la seconda guerra mondiale partecipa alla resistenza in Francia e dopo la condanna a morte da parte del regime stalinista ungherese di Laszlo Rajk, suo amico di infanzia, rompe i rapporti con il suo paese natale in cui ritornerà soltanto nel 1989 in occasione dei funerali ufficiali di Imre Nagy, l'eroe dell'insurrezione del 1956.

A Parigi lavora come giornalista all'agenzia France presse, seguendo le vicende dei paesi socialisti, di cui diventerà uno dei maggiori esperti. In Francia frequenta Emmanuel Mounier, gli intellettuali della cerchia di Esprit e, in seguito, frequenta il gruppo di Commentaire con Raymond Aron e Arthur Koestler. Sarà proprio Aron a spingerlo a scrivere la sua celebre Storia delle democrazie popolari, a cui seguirà Fine delle democrazie popolari. L'Europa orientale dopo la rivoluzione del 1989 (1990), scritta all'indomani del crollo del comunismo, in cui descrive il nuovo disegno europeo dopo il 1989. 

In questo libro Fejtö ricostruisce i processi di formazione delle democrazie popolari nell'orbita sovietica, con particolare attenzione a quella ungherese.

Fejtö analizza il processo con cui l'Unione Sovietica, nei paesi occupati dall'Armata Rossa, si impossessa nel giro di pochi anni delle strutture statali (a cominciare dai ministeri degli Interni), descrive le alleanze con i partiti che poi venivano disciolti e il processo di stabilizzazione dei nuovi poteri.

Un altro classico della storiografia per lo studio dei paesi dell'est è il suo successivo Il colpo di stato a Praga. 1948, in cui spiega la salita al potere di Klement Gottwald in Cecoslovacchia.

Non posso non ricordare il suo contributo originalissimo dal titolo Requiem per un impero defunto sulla storia dell' impero austroungarico, la cui dissoluzione per Fejto fu dovuta non tanto ai conflitti interstatuali e interetnici, ma invece a un disegno preciso dei vincitori della grande guerra che mirarono scientemente alla distruzione dell'Impero.



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