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DIARI DI WOJTYLA/ L'editore polacco: nessuna "violazione" del segreto, ecco perché

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Giovanni Paolo II (Infophoto)  Giovanni Paolo II (Infophoto)

Sono pasati 26 anni dal momento in cui il Papa scrisse nel proprio testamento di bruciare tutti i suoi appunti dopo la morte. In questi anni don Dziwisz è sempre stato accanto al Papa. Sono sicuro che abbia avuto abbastanza tempo per decidere quale dovesse essere il destino di quegli appunti e quale fosse la reale volontà del Papa prima di morire. Il cardinal Dziwisz ha detto: "tutto ciò che doveva essere bruciato è stato bruciato, e ciò che doveva essere conservato è stato conservato", e sono certo che su queste cose ha deciso secondo la volontà del Papa. Nel contenuto degli appunti non si trova niente per cui non fosse opportuno pubblicarli. Non c'è nessuna indiscrezione. Anche quando si avverte l'eco di problemi personali che riguardano un sacerdote o un altro, non viene riportato nessun cognome, per cui è impossibile identificare di chi si tratti. Invece, il contenuto spirituale di questi appunti ne fa un seme buono, che seminato nell'anima e nella mente dei lettori può solo dare buoni frutti.

Che cosa aggingono questi diari alla conoscenza del pensiero e della spiritualità di Giovanni Paolo II?
Innanzitutto dimostrano una volta di più quanto Giovanni Paolo II fosse un uomo religioso. Ricordiamo che aveva scritto questi appunti solo per se stesso, senza nessuna censura, senza neppure quella censura inconscia che si mette in moto inevitabilmente quando chi scrive ha davanti agli occhi i lettori a cui si rivolge.

Quindi un uomo che si rivolge innanzitutto a se stesso.
Sì. Nei diari si rivela non la "verità per gli altri", ma la verità su di sé che aveva Giovanni Paolo II "per se stesso". Quindi si vede che il rapporto con Dio, con Cristo, era il vero contenuto della vita di Giovanni Paolo II e che tutte le altre questioni, tutti gli altri impegni, erano conseguenti a questo sommo contenuto, e ad esso venivano continuamente rapportati. Si può cogliere anche il suo spirito metafisico. "L'eternità irrompe nel presente", scrive in una nota. Possiamo anche scorgere una evoluzione interessante del suo pensiero: in gioventù, negli anni 60, le sue riflessioni hanno soprattutto un  carattere teologico e filosofico, si dà più spazio al ragionamento; con il passare degli anni questo lascia sempre più il posto alla meditazione e alla contemplazione.

Ci parli di un altro tratto del Wojtyła dei diari, direttore.
Si può vedere la sua sistematicità nella preghiera: il Papa annota scrupolosamente come le sue giornate sono scandite dalla recita del breviario, e bisogna aggiungere che Giovanni Paolo II per tutta la vita ha recitato il breviario "preconciliare", molto più ampio di quello odierno. Anche negli ultimi anni − quando gli appunti si fanno più brevi, troviamo quasi soltanto dei "titoli" e si vede che la mano regge la penna ormai con enorme fatica − il Papa annota tutte le pratiche religiose compiute in quel giorno.

E quale aspetto della ricchissima personalità di Giovanni Paolo II vediamo di più nelle agende? L'uomo di lettere, il filosofo, o il pastore?



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COMMENTI
18/03/2014 - Non vedo l'ora... (Francesco Giuseppe Pianori)

Non vedo l'ora di leggere questo libro. Grazie.