BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

MATISSE/ Le forbici, Dio e Jacques-Marie

Pubblicazione:

Henri Marisse, La tristesse du roi (1952) (Immagine d'archivio)  Henri Marisse, La tristesse du roi (1952) (Immagine d'archivio)

Non capiva e non accettava quella scelta che lo privava di un rapporto per lui così rassicurante. Poi, quando qualche anno dopo le loro strade si incrociarono di nuovo, Matisse con una docilità imprevedibile si mise sostanzialmente al servizio di quella che nel frattempo era diventata suor Jacques-Marie, e si offrì di curare sin nei minimi dettagli la cappella per il convento di Vence. 

Le ragioni di questa svolta sono dette da Matisse stesso in una delle prime lettere dopo la ripresa del loro rapporto: "Io sono stato guidato (molto modestamente) − e l'ho constatato solamente in questi ultimi anni guardando a ritroso il mio cammino − a considerarmi come destinato dall'Altissimo a risvegliare nello spirito degli altri uomini la visione delle cose, che conduca ad una elevazione dello spirito, fino a giungere al Creatore". E poi concludeva la lettera con questa affermazione meravigliosa: "Ed io non faccio che (ma, in fondo, io non faccio niente, perché è Dio che conduce la mia mano) rendere evidente per gli altri l'intenerimento del mio cuore". Matisse è davvero un mondo sempre tutto da scoprire.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.