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EUGENIO CORTI/ Dalla Russia al Pacifico, un "cantastorie" al servizio di Dio

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Truppe italiane dopo l'8 settembre '43 (Immagine d'archivio)  Truppe italiane dopo l'8 settembre '43 (Immagine d'archivio)

E il lettore, accostandosi alle sue pagine, si ritrova compreso in quell'architettura totale che è condizione per abbracciare e amare ogni realtà. Non è un caso, perciò, se chi legge diffonde la notizia che, oltre i frammenti narrativi e la letteratura da supermercato, c'è uno scrittore maestro nel cantare la verità della vita. Che davvero vale la pena di conoscerlo.

Corti non ha mai ossequiato la critica commerciale: al centro del suo interesse di scrittore c'è – giova ricordarlo – il lettore di cui si fa compagno di strada anche nella scelta degli strumenti per comunicare. Nasce da questa attenzione la trilogia dei «racconti per immagini», testi pensati come sceneggiature da utilizzare per racconti sviluppati in forme nuove. 

Con l'attenzione precoce del comunicatore attento, già nel 1970 diffonde nel mondo del cinema e della tv il dattiloscritto dell'Isola del paradiso, la cui revisione sarà edita nel 2000. Il testo riprende le vicende seguite all'ammutinamento del Bounty, con la tragica utopia di una vita felice e libera allo stato di natura. Corti va alla radice della questione: il male viene dal cuore dell'uomo e da questa evidenza non si può fuggire.

Con La terra dell'Indio (1998) lo scrittore si muove tra le suggestioni del romanzo e quelle del cinema: a chi tradurrà in immagini l'opera deve restare il sapore del mondo buono delle Riduzioni gesuitiche in Paraguay.

Ancor più figlio di questo tempo è Catone l'antico (2005) che, in duecento scene intessute di note registiche, rimanda alla molteplicità di livelli tipica della comunicazione moderna. 

I racconti per immagini sono prove di scrittura, fissate nei libri perché il tempo non le cancelli, che cercano un lettore-autore disposto a completarle e a metterle in scena. 

Del resto la varietà dell'ambientazione storica e delle forme narrative della produzione di Corti nasce dalla stessa intuizione che aveva mosso l'opera prima: il senso di tutto attraversa il particolare e lo trascende. La sua vita e la sua arte riecheggiano il canto dell'universale. È il destino dello scrittore autentico: chi legge le sue opere lo riconosce compagno d'armi e d'avventura. E sente che, insieme a lui, si può continuare il cammino.



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COMMENTI
02/03/2014 - Una domanda su Eugenio Corti (Giuseppe Crippa)

Mi piacerebbe chiedere a Paola Scaglione se Eugenio Corti si è mai espresso sul fatto che anche nella sua terra, la Brianza, la presenza di sempre più numerosi stranieri che vi giungono in cerca di lavoro e di condizioni di vita dignitose pone nuovi problemi. Sono certo che lui saprebbe far ben coesistere la comune umanità e quando possibile la comune fede cristiana, pur filtrata attraverso sensibilità e tradizioni diverse, con il rispetto della mentalità e del modo di pensare locali e sono ben felice del fatto che chi di queste difficoltà ha fatto una bandiera non si sia mai permesso di arruolarlo, ma sarei curioso di sapere – magari in un prossimo articolo – cosa Corti pensasse in merito.