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LETTURE/ Heidegger, senza l'amore cristiano resta "solo" il nazismo

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Martin Heidegger (1889-1976) (Immagine d'archivio)  Martin Heidegger (1889-1976) (Immagine d'archivio)

Ecco, qui sta il vero problema di Heidegger: l'essere finito come atto non sussistente, quindi non "tecnico", viene deificato o ipostatizzato e nella critica formale ontologica si perde ogni senso sia per l'essere sussistente che è Dio, come colui che dona gratuitamente l'essere, ma anche per il senso della storia e del suo evolversi. Heidegger è deluso dai nazisti, perché non hanno realizzato quello che lui voleva: un nuovo ritorno all'antica mediazione, che Heidegger vedeva incarnata nella gente contadina della Foresta Nera. La delusione consiste nel vedere il nazismo come un ulteriore fenomeno della modernità, cioè dello strapotere della tecnica. Heidegger ha tradito completamente la sua eredità cattolica, la quale solamente gli avrebbe permesso una una "legittimazione critica della modernità" (Massimo Borghesi, Augusto del Noce. La legittimazione critica della modernità, Genova/Milano, 2011), che sa vedere anche il vantaggio della tecnica, senza diventarne succube ed una riflessione adeguata sull'essere come dono (Ferdinand Ulrich, Homo Abyssus. Das Wagnis der Seinsfrage, Einsiedeln 1961/Friburgo 1998), che permette di comprendere che solamente nella differenza tra l'essere finito e quello infinito, viene salvato il mistero dell'uomo, quindi anche quello dei contadini della Foresta Nera. Non l'essere gettati nella realtà (Heidegger) ma la caratteristica centrale di non assolutezza dell'essere finito permette di vedere la tragicità e drammaticità dell'esistenza dell'uomo, con quella fine sensibilità che ha permesso al grande pensatore cattolico ed amico di von Balthasar, Ferdinand Ulrich, di riflettere su quel "niente" che è l'essere finito − un niente che non ha nulla a che fare con il nichilismo, ma con il mistero della gratuità dell'amore, che il linguaggio rivela, quando ad un grazie si risponde con un "di niente". 

Solo questo amore gratuito permette all'uomo, anche nell'impotenza che credo si provi in un campo di concentramento, di vedere ancora un'ultima luce!  Questa in realtà è stata riflessa non da Heidegger, ma dai grandi martiri del nazionalsocialismo: Dietrich Bonhoeffer, Karl Leisner, Bernhard Lichtenberg, Hans e Sophie Scholl.



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