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IL CASO/ Pietro Mennea, l'eroe (umile) di un'Italia che viveva di traguardi

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Pietro Mennea (1952-2013) (Immagine d'archivio)  Pietro Mennea (1952-2013) (Immagine d'archivio)

Protagonisti di Mosca 1980 saranno invece gli ultimi 100 metri. Nel pieno della Guerra Fredda, con il britannico Allan Wells che non solo lo aveva battuto nella Coppa Europa di Torino, ma che pure aveva vinto l'oro nei 100 metri, Mennea si scontra con il vero nemico della gara: Mennea stesso. È quella l'occasione in cui Valerij Borzov, avversario storico, lo va a trovare nel pomeriggio per parlargli di libertà e incitarlo a vincere la sfida. Nella solitudine dell'ottava corsia, con la rabbia che è caratteristica dei grandi risultati, Pietro fu spietato: gli ultimi 100 metri corsi senza prendere fiato gli valsero l'appellativo di Pietro il Grande e l'oro olimpico. 

Non bisogna perciò meravigliarsi della profonda consapevolezza del limite che portarono un Mennea ancora giovane a voler smettere di correre, nel 1981: nella testa dell'atleta era nato il desiderio di dedicarsi ad altro, pur mantenendo una preferenza spassionata per la corsa. Tanti sono gli esempi attuali di atleti che crollano dopo aver lasciato, come traumatizzati da crisi di mezz'età, incapaci di ammettere la propria fragilità. Ma la verità è che non siamo mai i più grandi per lungo tempo, l'atletica di Mennea è stata una scuola di umiltà in cui il tempo della velocità veniva deformato, nel tentativo di strappare pochi centesimi di metro. E l'abbandono non fu che temporaneo: riprese a gareggiare negli anni successivi, fedele all'allenamento che fu il divertimento e il dovere di tutta una vita. Divertimento serio di un bambino che questa volta corre solo per sé. Mai smettendo di essere in cammino, sempre intento a superare le macchine più veloci, per un'atletica che non è stata il traguardo di una vita a cui tutto si vota, ma piuttosto una partenza perfetta. 



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COMMENTI
21/03/2014 - Chi non ha mai amato... (Francesco Giuseppe Pianori)

Chi non ha mai amato Mennea? Avverto ancora in me 65enne il fascino di quell'uomo, l'esempio a non mollare mai in qualsiasi impresa, fosse anche lo studio o la realizzazione di un desiderio, la commozione e il sano orgoglio di essere italiano come lui, figlio di un popolo che viene fuori quando il gioco si fa duro e nessuno si aspetta che tenga. Mennea è stato un esempio forte per noi giovani di quegli anni. Mi piaceva correre, mi piacerebbe ancora adesso che non ce la faccio più per le gambe che non tengono ed il fiato che manca e diventa sempre più corto. Chi non ama Menna e non lo ringrazia nel cuore per quello che è stato? Da buon cristiano e figlio del Sud?