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LETTURE/ Claudel, attacco ai cattolici "antimoderni"

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Biblioteca Malatestiana di Cesena, Aula del Nuti (XV sec.) (Immagine d'archivio)  Biblioteca Malatestiana di Cesena, Aula del Nuti (XV sec.) (Immagine d'archivio)

L'alleanza di un cielo capace di dialogare con gli umori profondi della terra. Il gusto dell'impresa, l'amore per l'universo creato, lo slancio di andare incontro al mondo per renderlo sempre più bello e più ospitale. La dignità dell'uomo. La dignità della donna. Il valore della famiglia, del lavoro. La virtù della politica al servizio ostinato e difficile del bene comune. La distinzione dell'ordine di Cesare e dell'ordine di Dio. Cristo salvezza e giustizia per tutti, dal principe sovrano al più povero suddito chiamato a reggere il peso della pubblica felicità. Senza queste spinte profonde che hanno trascinato il lento modellarsi del sistema del vivere nel mondo cristiano, in mezzo a tanti fallimenti, a tante frenate e tanti voltafaccia, non ci sarebbe stato lo sprigionamento delle forze che ci hanno resi quello che siamo, nel bene e nel male che questo ha comportato. Non ci sarebbe stato avanzamento, ma solo la fredda stagnazione di un mondo bloccato: la continua, sterile, ripetizione dell'identico.

Certo bisogna intendersi bene sul significato delle parole che usiamo: nella prospettiva dell'intervista di Claudel, il Rinascimento lascia andare in frantumi la maschera caricaturale dell'Anti-Medioevo che i nemici della sintesi tra fede cristiana e mondo della prima modernità gli hanno cucito addosso. Per Claudel, il Rinascimento è la continuità di un Medioevo reso più giovane e moderno. È un Medioevo in cui "i valori spirituali vengono esaltati con l'allargamento planetario del mondo e l'esplosione missionaria che si inaugura" (D. Millet-Gérard), travasandosi dai suoi fondamenti non rinnegati fin nel cuore della pirotecnica civiltà barocca.

L'"umanesimo" che allora si riorganizza non può essere visto come un umanesimo di rottura. È un umanesimo, sì, in parte nuovo, ma di radice ultimamente cristiana, che viene "ri-centrato" e cresce su di sé, come ha scritto stupendamente, diversi anni dopo Claudel, uno dei suoi grandi ammiratori, cioè il teologo von Balthasar che già abbiamo menzionato. La sintonia è impressionante. Ammonisce von Balthasar: l'"umanesimo, che viene per lo più interpretato in maniera errata – si noti! – come trapasso dal mondo cristiano medievale a un individualismo della persona libera e a una scoperta del mondo come cosmo naturale, non si situa essenzialmente, dal punto di vista storico, in questa contrapposizione, ma è primariamente una tappa del ri-centramento del cosmo sull'uomo" (La domanda di Dio dell'uomo contemporaneo, 1956, trad. it. Queriniana, Brescia 2013, p. 38; seguono esemplificazioni con riferimento a Petrarca, ai capolavori di Leonardo, di Dürer, di Michelangelo, che tutto producono tranne che emancipare la natura dalla religione).



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