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LETTURE/ Borghesi e la "profezia" di papa Bergoglio

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Papa Benedetto XVI (infophoto)  Papa Benedetto XVI (infophoto)

Uno sguardo che valorizza di Benedetto proprio gli aspetti che più gli erano negati: la mitezza e l'umiltà. Insieme alla coscienza radicale che la Chiesa non è nostra, nemmeno del papa, ma è solo Gesù Cristo che la conduce. Grandezza umana di un uomo di Dio, che anche in campo laico molti scopriranno più tardi, di fronte al gesto inaudito e "rivoluzionario" della rinuncia al papato "per il bene della Chiesa".

Il 27 febbraio 2013 era il penultimo giorno di pontificato di Benedetto XVI. Intervistato da Città nuova Borghesi diceva: "Benedetto è, è stato, il papa della grazia, della misericordia, della mitezza, del sorriso buono. Questa è la consegna per la Chiesa che viene e così lo vogliamo ricordare". Il conclave doveva ancora aprirsi ma rileggere oggi quelle parole sul papa della misericordia, con il sorriso buono, come la "consegna per la Chiesa", come il vero lascito di Ratzinger, impressiona profondamente. Sembra una profezia di Papa Francesco. E l'impressione si accresce risfogliando una delle prime interviste a Borghesi, il 13 aprile 2005, pochi giorni dopo la morte di papa Wojtyla: "È come se oggi dentro la chiesa − e anche dentro la società secolare − ci fosse bisogno di un cristianesimo che torni a parlare un linguaggio semplice, in modo essenziale. In questo senso la figura di un papa pastore che cura le anime, parroco del mondo, verrebbe incontro a una esigenza diffusa… L'immagine del papa che si prende cura delle persone, che accarezza i bambini, si china sui malati, è l'immagine più schiettamente cristiana della figura del Romano Pontefice… Di fatto ciò che rimane nella memoria del popolo cristiano sono, anche a distanza di anni, proprio quelle immagini di affetto e della cura papale". 

Pre-vedere la storia. Descrivere papa Bergoglio senza ancora nemmeno conoscerlo, con otto anni di anticipo. 

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