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LETTURE/ Dov'è l'Oste che ci prepara il dono delle stelle?

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Vincent Van Gogh, Notte stellata (1889) (Immagine d'archivio)  Vincent Van Gogh, Notte stellata (1889) (Immagine d'archivio)

La stramba trovata (la nota di pag. 8 dà per realmente appartenente alla geografia di Valdobbiadene un locale così denominato e condotto) dà il destro all'autore per enunciare la filosofia per niente ingenua che permea il romanzo: "Il mondo è una grande Osteria senza oste. L'Oste del mondo c'è, ed è il più grande che si possa immaginare. E tutti i giorni ci prepara il dono delle stelle, il dono della vita, delle persone che incontriamo, di tante cose che ci possono servire, e noi possiamo accorgerci di questo, o no. Possiamo trattarle male, usarle per quello che ci passa per la testa in quel momento, oppure possiamo farci attenzione, capirne il valore, esserne grati". 

L'Oste c'è, dice l'autore. Non si vede, sembra che non ci sia; nell'Osteria capita di tutto, ma l'Oste c'è, eccome. La verità si fa strada in mezzo al dipanarsi di una storia stramba, a volte gaglioffesca, a volte brutta, a volte losca ma sempre antieroica cioè mantenuta alla portata di un'umanità immersa nella quotidianità. Così la sospensione della chiusura della seconda inchiesta (quella della bisca) si rivela come la geniale trovata che ha permesso all'autore di mettere in piano la chiusura della vera inchiesta che è la ricerca del significato che ha questa nostra esistenza, che si dibatte nel miscuglio di bene e di male, di banalità e di grandezza, di gaglioffaggine e di pulizia che frequentano la grande Osteria.

Molto originale davvero, e di gustosa lettura. Resta (ma questo va detto tra parentesi) da immaginare come Giovanni Zanca risolverà il dubbio sul da farsi dei dati venuti in suo possesso intorno alla bisca clandestina: se vorrà scoperchiare la pentola o affidare all'assistente notturno dell'Oste il compito di far trionfare il bene.

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Alberto Raffaelli, "L'Osteria senza oste", Santi Quaranta, Treviso, 2013 

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