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LETTURE/ Dov'è l'Oste che ci prepara il dono delle stelle?

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Vincent Van Gogh, Notte stellata (1889) (Immagine d'archivio)  Vincent Van Gogh, Notte stellata (1889) (Immagine d'archivio)

Un ispettore di polizia, giunto alla vigilia del pensionamento, rivive il dramma che, capitatogli all'inizio della carriera, ha segnato il suo intero curriculum professionale: nel condurre un'inchiesta investigativa era incappato in una vasta trama di malaffari nella quale erano implicati i suoi diretti superiori e per essere rimasto ligio al suo dovere ha pagato il prezzo della sua dirittura morale col subire una sorta di ritorsione ambientale che di fatto l'ha destinato, oltre che all'isolamento tra i colleghi, a una carriera modesta e incolore. 

Ora gli capita di incorrere in una situazione simile, sia pure su scala minore: nel piccolo distretto provinciale (poco più che paesano) nel quale presta servizio, mentre insegue gli indizi di una modesta ipotetica irregolarità scopre un giro di affari loschi ai quali partecipano personaggi importanti, compreso il suo comandante. Con le prove che ha in mano può far saltare parecchia gente che conta; sa che questa volta non ha niente da perdere e tuttavia è in dubbio. Perché? Che cosa lo trattiene dal chiudere il caso nel modo più semplice e più logico ossia denunciando i fatti alla magistratura? 

Per quanto si cerchi nei risvolti della narrazione, la ragione di questo dubbio non si vede; né si riesce a intuire in che modo questo dubbio verrà sciolto. La vera suspense di questo romanzo è dunque posta nell'ultima pagina dove la storia, giunta all'ultimo atto, si interrompe del tutto inaspettatamente negandoci il finale.

In realtà la suspense è la cifra, almeno all'apparenza, più invasiva del racconto; ad essa è affidata la forza d'attrazione che cattura il lettore conducendolo a rompicollo da un episodio all'altro in un gioco ininterrotto di invenzioni ordite con mutevole e leggera fantasia. Ma c'è una storia parallela che si svolge accanto al filone cui si è fatto cenno. Anzi, il filone principale (che poi fa capo al titolo del romanzo) è un altro: l'ispettore di polizia Giovanni Zanca è incaricato di svolgere un'investigazione intorno a una strana Osteria (collocata sul Col Vetoraz vicino a Valdobbiadene tra le vigne del celebre Cartizze) dove in assenza di un oste e dei suoi commessi gli ingredienti commestibili di abbondanti e allegre refezioni vengono offerti ai clienti in un self service incontrollato (ma di notte un misterioso assistente provvede a rimettere ordine e pulizia). 

L'esistenza di questa osteria è denunciata da una lettera anonima il giorno stesso in cui nella chiesa di S. Floriano avviene un furto che riguarda oggetti sacri preziosi e dipinti di valore. Gli appostamenti messi in opera dall'ispettore riguardano dapprima l'osteria senza oste ma si estendono poi, guidati da un puro caso, a un andirivieni notturno che fa capo a un vecchio casolare che si rivela alla fine deposito di refurtiva e contemporaneamente sede di una bisca clandestina. La situazione è, appunto, la riproposta del dramma personale dell'ispettore cui s'è fatto cenno all'inizio.



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