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LA GRANDE BELLEZZA/ La storia "vera" che riguarda tutti noi

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Toni Servillo ne "La grande bellezza" di P. Sorrentino (Immagine d'archivio)  Toni Servillo ne "La grande bellezza" di P. Sorrentino (Immagine d'archivio)

Ma tante volte è per dimenticare questo sguardo, che si chiacchiera a vuoto (come il Cardinale esperto nell'"esorcizzare" il dèmone che abita la mente degli uomini, ma che poi preferisce parlare di improbabili ricette di cucina). Ed è per non ascoltare più questa urgenza del cuore che ci si agita, come i tanti personaggi del film la cui occupazione principale sembra essere quella di stordirsi per sopportare la vita, tacitandola. Ma Jep, no: egli resta sospeso sulla soglia della disillusione, senza mai abbandonare del tutto la promessa da cui la delusione era nata, e senza (ancora) trascinarla nella disperazione.

E quando suor Maria, una "santa" centenaria e un po' grottesca fa il suo ingresso sulla scena di questo teatro di veri e propri personaggi in cerca d'autore, essa non darà prescrizioni o consigli morali, ma dirà alla sua maniera che la grande bellezza può manifestarsi solo seguendo quell'incontro iniziale della grazia, che ogni uomo ha sperimentato almeno una volta nella vita, innamorandosi, e che qui riaccade nella stupefacente, surreale presenza di uno stormo di fenicotteri rosa in volo verso una qualche loro terra promessa, che sostano un momento sulla terrazza di Jep, con vista sul Colosseo. Perché la bellezza è grande quando ci mostra il significato ultimo per cui siamo al mondo (le nostre «radici», come dice la vegliarda). 

La bellezza è il senso che ci lega a noi stessi e al mondo intero. Essa fa andare il tempo, gli dà appunto un senso, una direzione; e senza di essa noi restiamo come condannati a "perdere" il tempo, sprecandone tutte le occasioni, per il solo motivo che esse hanno perso il loro vero motivo. Per questo La grande bellezza racconta – nella forma di una finzione poetica – una storia vera. La più vera delle storie.

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COMMENTI
03/03/2014 - Vorrei... (Francesco Giuseppe Pianori)

Vorrei poter condividere la lettura che del film fa il Prof. Esposito. Se un film fosse fatto su questa lettura sarebbe un film bellissimo; cosa che, purtroppo, non ho riscontrato nel film di cui si parla, "La grande bellezza". Il Prof. Esposito ha degli occhi da bambino tali da vedere il bello con occhi stupiti e ammirati. La bellezza affascinante della trama e del racconto non è espressa così tanto chiaramente nel film di Tarantino, che legge "la storia vera" in modo nostalgico e disincantato, ma come senza risposta; anzi, dando la risposta che non c'è risposta, al modo di Qohelet, senza la fede di Qohelet. Capisco perché è stato accolto tanto bene da Hollywood: è sentimentalmente bello; ma nichilista. Spero di sbagliarmi.