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LETTURE/ Paul Auster: il buio è il luogo dell'anima

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Ancora una volta la mente ci stupisce con la sua capacità di superare se stessa. Ora che tutto sembra perso, il dolore più insopportabile (non quello della gamba ovviamente), la realtà più invivibile, ecco che August vede delinearsi nel buio delle sue notti insonni (nonostante la morte di Owen, August è sopravvissuto) la sua possibilità, la possibilità di una vita ancora, del senso che il suo essere padre e nonno può avere per due donne che lottano con le avversità e la durezza della vita. Quindi, non un vecchio ormai fisicamente poco abile ma un uomo con una grande esperienza che può far luce sui drammi e condurre a una rinascita.

Il libro si legge tutto d'un fiato perché le due trame August-Owen sono sapientemente alternate e tengono il lettore incollato al libro. Le parti di Owen sono quelle concitate, ad alta tensione nonostante la scarsa verosimiglianza voluta dall'autore, della guerra senza senso e della distruzione, e quasi ci si rifugia volentieri nelle quattro pareti anguste della mente di August, fatte del buio delle sue interminabili notti, di cene semi-silenziose con due donne tristi, di ricordi malinconici dell'esistenza di prima, con una moglie e una vita in Francia. Sullo sfondo la figlia insegnante che vuole scrivere un libro sulla storia della famiglia, quella che August rivive ogni notte e racconta alla nipote ogni giorno.

Nonostante tutto, gli agganci alla realtà sono molteplici, non solo per il fatto che lo stesso Auster ha passato un periodo della sua vita in Francia, a Parigi per la precisione, che gli ha dato la possibilità di conoscere e tradurre diversi autori francesi.

Il riferimento alla guerra in Iraq è esplicito. La morte di Titus, fidanzato della nipote di August, avviene a Baghdad ed è assurda come lo sono state le migliaia di morti per quella guerra, come per tutte le guerre. Titus è un ragazzo intelligente e bravo a scuola che parte per l'Iraq, contro il parere di tutti, come autista di camion. Quindi, non un militare combattente ma un ragazzo che vuole fare la differenza con un lavoro umile in una situazione difficile. La sua morte, per mano di rapitori estremisti, viene ripresa in televisione e trasmessa dai telegiornali. In America, a casa, apprendono la notizia come si apprendono spesso le notizie nel terzo millennio. Il nesso realistico è rinforzato dal fatto che il libro è dedicato allo scrittore David Grossman (a sua moglie e ai due figli superstiti) che nel 2006 ha perso il figlio Uri in occasione della guerra in Libano, giusto qualche giorno prima del cessate il fuoco che con tanta responsabilità si era impegnato a promuovere in Israele.



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