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1914-2014/ Dal fronte francese ai "reticolati" del pensiero unico

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Kirk Douglas in una scena del film (Immagine d'archivio)  Kirk Douglas in una scena del film (Immagine d'archivio)

La cornice della narrazione è essenziale. Prende spunto da un fatto vero (la vicenda del 336º Reggimento di fanteria e dello spietato generale Géraud Réveilhac) e dal romanzo omonimo di Humphrey Cobb. 

C'è una posizione inespugnabile da conquistare: il "formicaio". Ci sono i comandi dall'alto (e dallo sfarzo di un castello settecentesco) che impongono l'attacco: in giornata di sole, in campo aperto, con ridotta copertura d'artiglieria. C'è il mattatoio, la ritirata e poi la vendetta dei Comandi per giustificare l'insuccesso dell'offensiva: un processo con il verdetto precompilato dalla corte marziale. Tre innocenti sono scelti per pagare per tutti. Su di loro l'infamante (e falsa) accusa di vigliaccheria di fronte al nemico. 

La tragedia di Kubrick s'impenna durante la scena del processo, quando il colonnello Dax (un memorabile Kirk Douglas) diventa un padre per le vittime prescelte, raggiungendo il climax nella lunghissima scena dell'esecuzione, in cui anche lo spettatore di oggi invoca un deus ex machina che possa salvare i tre uomini dal plotone di fucilazione. Ma non ci saranno interventi dall'alto e non ci sarà pietà neppure per il valoroso soldato Arnaud, ferito alla testa e fucilato su una barella. 

Kubrick, sempre maestro nel sondare il processo di alienazione della macchina bellica (chi non ricorda l'addestramento di "Palla di lardo" in Full Metal Jacket?), stigmatizza il comandante insensibile (il generale Mireau interpretato da George Macready) che non riconosce le ferite dei soldati ("lo shock da esplosione non esiste"), che percorre la trincea con l'ossessivo binomio di domande: "Sei pronto a uccidere altri tedeschi? Sei sposato?" ed è capace di orientare l'artiglieria contro i propri soldati; ma soprattutto fa giganteggiare il colonnello Dax che sfida la corte marziale per cercare di ristabilire la verità e rinuncia a una facile promozione per non venir meno ai propri principi. 

1914-2014. Un centenario importante, per il nostro presente senza memoria. Chissà che Orizzonti di gloria non motivi anche la riflessione personale. Ci sono altre trincee e reticolati, immateriali come le ramificazioni del pensiero unico e omologato.

Ps. La canzone della scena finale del film è un canto popolare tedesco (L'Ussaro fedele). A rimanerne estasiato fu anche Kubrick che scelse per moglie la giovane cantante.



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