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PASTERNAK/ Che cosa ha salvato Živago?

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Boris Pasternak (1890-1960) (Immagine d'archivio)  Boris Pasternak (1890-1960) (Immagine d'archivio)

Il campo di battaglia col potere è quindi, innanzitutto, il cuore dell'uomo: una lotta fra il principio e l'umano; fra l'astratto e il vivo. Il volto di Strél'nikov è il testimone di questa lotta. E Larisa non profetizza a casaccio: la condanna di «quelle forze a cui s'era votato» cadrà inesorabile, non avrà pietà di lui. «Idee chiare, linearità, rigore di principi, convinzione delle proprie ragioni, essere nel giusto, nel giusto: Strél'nikov».

Da dove viene questo male? È sempre Larisa a portarne il  resoconto: «Il male peggiore, la radice del male futuro fu la perdita della fiducia nel valore della propria opinione. Si credette che il tempo in cui si seguivano le suggestioni del senso morale fosse passato, che bisognasse cantare in coro e vivere di concetti altrui, imposti a tutti. Questo traviamento della società coinvolse tutto, contagiò tutto. Ogni cosa ne subì l'influenza. Nemmeno la nostra casa rimase immune. Qualcosa si frantumò». 

Ma questo male non è l'ultima parola. Ed è, paradossalmente, lo stesso Strél'nikov – poco prima di porre fine alla sua vita, in una interminabile confessione notturna – a ricordare, come per un impeto di vita che si risolleva più forte in prossimità della morte, lo sconvolgimento di una verità più grande delle idee e dei principi: l'amore della donna, l'amore di quella donna: «Per quella ragazza sono andato all'università, per lei sono diventato professore. Ho divorato un monte di libri per poter essere utile a lei, per trovarmi pronto se avesse avuto bisogno del mio aiuto. Sono andato in guerra per conquistarla di nuovo, dopo tre anni di matrimonio, e poi, dopo la guerra, al ritorno dalla prigionia, ho approfittato del fatto che mi credevano morto e sotto falso nome mi sono buttato nella rivoluzione per vendicare tutto ciò che lei aveva sofferto. (…) Oh, che cosa non darei ora per poterla vedere anche solo una volta! Quando lei entrava nella stanza, sembrava si spalancasse la finestra, che la stanza si riempisse d'aria e di luce». 

È proprio la negazione di questa nostalgia che condanna Srél'nikov; è l'accogliere questa nostalgia che, invece, "salva" Živago. Una nostalgia che ha il valore di un richiamo: una voce rispetto alla quale reagire costituisce già la prima risposta, la prima mossa per strapparsi al potere, per essere restituiti a se stessi.

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L'autore dà conto del terzo appuntamento, dal titolo "Rivoluzione e poesia nel Dottor Živago di B. Pasternak", organizzato settimana scorsa dal Centro Culturale di Bari nell'ambito del ciclo di incontri "Al fondo del nulla, il soffio della vita: viaggio nella cultura russa". Il prossimo appuntamento è previsto per venerdì 7 marzo: "Il reale non è razionale: l'irriducibilità dellìio nell'opera di V. Grossman".



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