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DIVINA COMMEDIA/ Mandel'stam e Dante: la poesia "risponde" al nulla

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Osip Mandel'stam (1891-1938) prigioniero del Gulag (Immagine d'archivio)  Osip Mandel'stam (1891-1938) prigioniero del Gulag (Immagine d'archivio)

Mandel'štam scrive la sua Conversazione su Dante nel 1933, durante un viaggio in Crimea. Si tratta di un complesso insieme di spunti, idee, intuizioni, che nascono in lui in quel periodo e che detta alla moglie senza indugio. Il manoscritto si salverà fortunosamente, quasi per miracolo, e sarà pubblicato per la prima volta nel 1967.

Nella Conversazione Mandel'štam si scaglia contro le letture passate di Dante in Russia, soprattutto quella simbolista, bollandole come prive di qualsiasi contenuto concreto. Egli propone un ritorno al Dante reale, alla sua lingua, alla concretezza del suo linguaggio e alla musica della sua poesia. Mandel'štam non vuole che ci si accosti a Dante estrapolando il significato dalla forma, come se questa fosse un gioco, ma afferma che prima di tutto il significato della poesia dantesca sta nella sua stessa sostanza, nella sua musica: «[Dante] dice: "Io premerei di mio concetto il suco – (Inf., XXXII, 4)", [quindi] "Io spremerei il succo dalla mia idea, dalla mia concezione": la forma cioè gli si presenta come il risultato di una spremitura, non già di un involucro. Dunque, per strano che sembri, la forma viene spremuta fuori da un contenuto-concezione, il quale, in un certo senso, la riveste. Così è fatto il nitido pensiero dantesco».

Indimenticabile, a spiegazione del passo appena citato, la sua lettura dell'episodio del conte Ugolino (Inf., XXXIII): egli descrive l'esordio del discorso del conte come un'aria di violoncello (con un affascinante anacronismo), la cui densità di timbro «è destinata a rendere come meglio non si potrebbe il senso di attesa e tormentosa impazienza. È la struttura drammatica del racconto stesso che scaturisce dal timbro: non è il timbro che viene ricercato e sovrapposto alla struttura, come su una forma da scarpe».

Altrettanto memorabile è la definizione delle metafore dantesche come dispositivi che catturano e provvedono a incanalare il «flusso energetico» della poesia, «mai descrittive, cioè puramente figurative», ma con «il concreto scopo di rendere l'immagine interna della struttura o della tensione»: così le similitudini ornitologiche contribuiscono a rendere l'idea e la tensione del viaggio, le similitudini fluviali veicolano l'idea di patria e nazione… Ma le intuizioni e le ricchezze della Conversazione su Dante sono decine e decine in pochissime pagine, e sarebbe impossibile esaurire il discorso in poche righe.

Quel che conta considerare è che Mandel'štam si pone in un ascolto quasi religioso di Dante, del Dante più "concreto" e quando ne parla finisce inevitabilmente (e forse inconsapevolmente) a parlare anche di sé, della propria poesia: questo è ciò che spesso succede quando un poeta si mette a leggere un altro poeta. 



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COMMENTI
09/03/2014 - Pasternak e stalin (Mauro Bresciani)

Pur apprezzando molto l'articolo mi sento in dovere di precisare per amore della verità storica, che fu Stalin a telefonare a Pasternak, ed il poeta cercò con lui un dialogo senza trovare molte parole per difendere il collega in disgrazia. Cordialmente Mauro Bresciani