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DEPRESSIONE/ Che differenza c'è tra un campione di nuoto e un disoccupato?

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Vincent Van Gogh, Notte stellata (1889) (Immagine d'archivio)  Vincent Van Gogh, Notte stellata (1889) (Immagine d'archivio)

Anche qui le cronache sono generose di madri che uccidono i propri figli, madri forse contornate da mamme, suocere, padri e mariti ma sole a combattere quel senso di vuoto e inadeguatezza che prende all'improvviso, incapaci di essere felici in ogni momento, come vuole il falso mito della maternità. Non c'è un perché all'orrore della giovane madre che annega i due figli piccolissimi e poi tenta il suicidio.

E' notizia di questi giorni che Ian Thorpe, prodigio australiano del nuoto, stella già a 14 anni, rischia di perdere un braccio per un'infezione. Lo stesso Thorpe, che nella sua autobiografia aveva ammesso il suo male di vivere, l'alcol, le droghe, l'impossibilità di collocarsi come individuo nonostante fosse un esempio agli occhi del mondo.

C'è una differenza tra Thorpe che pensa al suicidio e il disoccupato depresso che si butta sotto al treno? Una domanda provocatoria, ovviamente, ma entrambi sono guidati dalla stessa consapevolezza che non c'è più speranza, che il buio si è infittito e nessuno li ha aiutati a riaccendere la luce.

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