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LETTURE/ Katherine Tynan, "In Lent": anche la natura si prepara a risorgere

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Quaresima in inglese si dice "Lent". Come si legge nell'autorevole Oxford English Dictionary, l'accezione ecclesiastica di questo termine, che indica il periodo compreso tra il Mercoledì delle Ceneri e Pasqua, è propria della lingua della Perfida Albione. Due prestigiose testimonianze letterarie lo confermano: Mercuzio, che in Romeo e Giulietta di Shakespeare si fa beffe della balia di Giulietta canticchiando "Una vecchia lepre che puzza di muffa,/ […] è un'ottima pietanza di Quaresima" (trad. di Salvatore Quasimodo, II. 4, 139-141); ed Ephraim Chambers (1680-1740), sepolto a Westminster Abbey - enciclopedico "scettico dei più umili" secondo la definizione del Dean di St Paul Henry Hart Milman (1791-1868) - il quale così ne scrisse nella sua Cyclopedia (1728): "gli antichi monaci latini hanno tre Lents, ciascuna di quaranta giorni: la Grand Lent prima di Pasqua; un'altra prima di Natale, chiamata la Lent di San Martino; e una terza dopo Pentecoste, chiamata la Lent di San Giovanni Battista". 

Nelle altre lingue germaniche, forme analoghe a "Lent" (ad esempio il poetico "Lenz" del tedesco) valgono, invece, semplicemente "primavera" – significato, questo, confermato dall'etimologia della parola inglese, che potrebbe riferirsi all'allungamento dei giorni che caratterizza questa stagione. Proprio con un riferimento ai "giorni che si allungano" (v. 1) comincia la poesia In Lent di Katherine Tynan (1861-1931), scrittrice cattolica di Dublino, che vi studiò nel convento domenicano di St. Catherine; sposò un avvocato patrocinante di religione protestante; fu amica, tra gli altri, di W. B. Yeats, Charles Parnell, Alice Meynell, William Rossetti, Christina Rossetti, dei cardinali Newman e Manning, di George Russell e Douglas Hyde; partecipò all'Irish Literary Revival; e si dedicò con passione all'impegno sociale e alla riflessione del suo tempo sulla sua fede cattolica. Di tale riflessione sono espressione, ad esempio, da un lato, l'antologia poetica Lyra Devota (1907), che Tynan curò con altre quattro poetesse e che, nell'anno della sua uscita a stampa, fu favorevolmente recensita dalla Dublin Review del cardinale Wiseman e dal settimanale cattolico The Tablet; dall'altro, il seguente passo dal secondo volume delle sue Memoirs (1924) sul rapporto tra i cattolici irlandesi e le Sacre Scritture: "non ci capitò mai di conoscere qualcuno che non parlasse della Bibbia senza essere un'ipocrita. In quei giorni [gli 1890s] - e forse anche oggi - i protestanti irlandesi la consideravano un loro libro e i contadini cattolici irlandesi non avevano dubbi che fosse un prodotto di natura esclusivamente confessionale. Proprio la Bibbia, infatti, era stata utilizzata assai di frequente contro di loro nelle mani dei loro nemici".



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