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1914-2014/ Kipling, l'agente "segreto" che soffiava sul fuoco della guerra

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Fin dal 1914 e per tutto il conflitto Kipling svolse il ruolo di corrispondente di guerra, sul fronte occidentale prima e su quello italiano poi. È ipotizzabile che il suo ruolo sul fronte italiano non fosse quello di semplice corrispondente, ma di agente di collegamento. Un uomo dei servizi segreti inglesi posto in un fronte cruciale come quello italiano proprio alla vigilia di Caporetto, una sconfitta che sconvolse completamente l'alto comando italiano e ne portò ai vertici uomini spregiudicati, uomini "nuovi", come il generale Capello, il fondatore degli Arditi, i "commandos" che avrebbero costituito, dopo la guerra, la spina dorsale del nascente fascismo. Massoni come Capello, erano certamente graditi a chi voleva un'Italia più "virile", bellicosa, e naturalmente meno cattolica. 

Kipling dal fronte orientale italiano si sperticava nei suoi reportage nelle lodi al Re, al generale Cadorna e alla perfetta organizzazione de "la più antica e la più giovane delle nazioni". La sua esaltazione di quella che il Papa aveva definito inutile strage non si placò nemmeno alla notizia del figlio, caduto sul fronte belga. Centinaia di migliaia di Mowgli erano stati mandati a morire nelle trincee della Somme, tra gas asfissianti e assalti suicidi nella terra di nessuno. Dalle fabbriche delle Midlands alle aule di Oxford, un'intera generazione sarebbe stata mandata orrendamente al massacro per un assurda gloria nazionale, o forse − e con maggiore credibilità − per calcoli di potere. 



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