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LETTURE/ Cosa c'entra la Pasqua con la nostra libertà?

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Tiepolo, Caduta di Cristo sulla via del Calvario (1772) (Immagine d'archivio)  Tiepolo, Caduta di Cristo sulla via del Calvario (1772) (Immagine d'archivio)

La Pasqua diventa così anche metafora di quel cammino progressivo e continuo di un vivere consapevole, nella certezza che l'esperienza umana non è un esistere solitario, ma un percorso in compagnia di Cristo, nostro amico, nostro angelo vigilante, nostro collega di viaggio. La sua esperienza drammatica, ma non tragica, diventa pure il nostro vivere. Il Cristo morto, risorto, asceso al cielo costituisce così il paradigma del nostro stesso progetto esistenziale.

Saremmo all'altezza di un ideale tanto puro e tanto grandioso? Il cristianesimo non è un sistema di nobile dottrina nata da una genialità filosofica sublime, ma un'esperienza di vita le cui direttrici sono fornite da alcune intuizioni annunciate da Cristo, totalmente Dio, totalmente uomo nella persona divina. Il credo niceno è la sintesi dogmatica della sostanza di un annuncio redentore nell'integrità dell'uomo, elevato a un vertice supremo da un disegno provvidenziale di Dio, padre di ogni creatura con delicato amore.

Echeggia ancora il grido di San Paolo: "Se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede". Questa è la nostra saggezza che vince la malizia del secolo: anche noi solidali con Cristo nella speranza della resurrezione. È la nostra libertà pasquale.

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