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PASQUA/ Oster (vescovo di Passau): così il Risorto ci salva dalle "verità" morte

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Eugène Burnand, I discepoli Pietro e Giovanni accorrono al sepolcro (1898) (Immagine d'archivio)  Eugène Burnand, I discepoli Pietro e Giovanni accorrono al sepolcro (1898) (Immagine d'archivio)

Secondo me non c'è nessuno paese del mondo in cui la Chiesa con le sue istituzioni sia così ai "margini" come qui in Germania. La Caritas per fare un esempio o gli altri enti ecclesiali sono attivi praticamente in tutti i campi, nei quali nella nostra società si incontra il bisogno umano, l'essere emarginati, il vivere ai margini. Questo è il nostro problema: questo occuparsi delle periferie in forma istituzionale e professionale rende possibile il fatto che si lavori in questi ambiti senza dover essere credente. Viviamo in una società sempre più deconfessionalizzata e così molti lavoratori negli enti assistenziali ecclesiali sono figli di questa società e coseguentemente, come per l'appunto tutta la società, sono ancorati sempre di meno ad in una fede viva. Questo ci fa intravedere il perché questo impegno organizzato in forme gigantesche per la loro estensione e di grande varietà non venga percepito come "Chiesa" − e qui la Chiesa è sfidata ad andare ai "margini". Ci troviamo ora, secondo me, di fronte ad uno dei compiti più importanti, cioè aiutare i tantissimi uomini che operano in questi servizi a trovare un percorso in un'esperienza di fede viva. Ed è anche importante spiegare ai nostri credenti nelle parrocchie come la celebrazione dell'Eucaristia sfoci in un amore vissuto del prossimo e viceversa: cioè come l'amore reale per il prossimo si nutra dell'Eucaristia, dall'incontro vivo con Cristo. La Chiesa che vive realmente l'amore in forza di una fede viva, si trova automaticamente ai margini, sia in forma istituzionale che non istituzionale. Ed il mondo è affamato di ciò.

Il 27 aprile Giovanni Paolo II verrà fatto santo. Dal suo punto di vista di pastore, ma innanzitutto di uomo credente, che cosa "offre" e che cosa custodisce la personalità di Karol Wojtyla, nel contenuto e nel metodo, al credente e al non credente di questo nostro tempo?
Giovanni Paolo II era un uomo che ha vissuto l'unità tra verità ed amore: era ed è un santo. La sua eredità spirituale consiste secondo me nel suo ottimismo imperturbabile, nella sua gioia in tutte le situazioni della vita ed in tutte le sue crisi, nella sua vicinanza profonda ed intima a Gesù e Maria, nel suo occuparsi dell'uomo concreto, che egli ha definito "la via della Chiesa". Da un punto di vista teologico e filosofico vorrei sottolinere, tra le tante cose, la sua filosofia della persona e del corpo umano. Tra le sue grandi encicliche quelle che mi hanno colpito più personalmente sono Redemtor hominis, Redemptoris Mater, Fides et Ratio e Ecclesia de Eucharistia. Ma si tratta di un'opinione, espressa velocemente e molto soggettiva, dell'eredità gigantesca di un grande uomo. Se ci pensassi più a lungo, dovrei aggiungere molte altre cose − ma questo vale anche per tutte le altre domande che mi avete fatto…



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