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PASQUA/ Piero della Francesca e quella "vittoria" che non salva solo l'anima

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Piero della Francesca, Resurrezione di Cristo, particolare (1450-1465) (Immagine d'archivio)  Piero della Francesca, Resurrezione di Cristo, particolare (1450-1465) (Immagine d'archivio)

"A un italiano la prima Resurrezione che viene in mente, è quella di Piero della Francesca a Borgo Sansepolcro", scriveva Giovanni Testori. La prima e, aggiungerei, anche l'unica che si fissa nella mente, nonostante la consuetudine di studio, talvolta di lavoro, spesso di devozione con immagini di questo tipo. Come mai?

Per avvicinarci alla comprensione del dipinto, occorre tenere innanzitutto presente che la sua esecuzione non è intrecciata a vicende devozionali o liturgiche, bensì politiche e civiche. Dagli anni Quaranta del Quattrocento, Sansepolcro – il cui nome e le cui origini si vogliono legate al rientro di due pellegrini, Arcano ed Egidio, dalla Terra Santa nel X secolo con le reliquie del Santo Sepolcro e alla fondazione di una comunità monastica ad esso intitolata – passò sotto il governo di Firenze. A metà del XV secolo, i cittadini cominciarono però a rivendicare autonomie locali, alle quali il governo mediceo dimostrò di prestare una certa attenzione, concedendo ai Conservatori, i rappresentati delle più alte cariche della magistratura di Sansepolcro, una Residenza dove riunirsi in modo solenne per presiedere all'amministrazione della città. I Conservatori presero possesso del palazzo, attuando le opportune modifiche strutturali e creando due sale, certamente pronte nel maggio del 1458. 

In una di esse, la sala delle Udienze, adibita alle cerimonie ufficiali, i magistrati chiesero a Piero, originario di Sansepolcro e già largamente affermato come pittore, di dipingere la Resurrezione di Cristo, un tema che, per la sua strettissima connessione con il Santo Sepolcro, era già utilizzato come vessillo della città, in rappresentanza del potere civico (ammesso che abbia senso operare troppi distinguo, in un momento in cui la cultura religiosa e quella civile non conoscevano ancora vistose divaricazioni). 

La novità dell'immagine è sorprendente anche perché non trova puntuale riscontro nella narrazione dei Vangeli. L'idea di Cristo tronfiante con il vessillo in mano, che pone il piede sopra il sepolcro come un dominatore, va dunque attribuita all'invenzione pierfrancescana, e risulta una novità assoluta nel panorama dell'arte occidentale. Piero inquadra la scena in un tabernacolo, raffigurato con una prospettiva di sotto in su, probabilmente perché il dipinto era originariamente collocato al di sopra del punto di vista dello spettatore. Il Risorto, avvolto in un manto rosa, il sudario, indossato qui a mo' di toga, fuoriesce da un sepolcro di struttura decisamente classica, ponendosi al centro della realtà, cerniera tra un paesaggio ancora invernale, raffigurato a sinistra dello spettatore e uno primaverile con gli alberi verdeggianti, a destra. 



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