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GIOVANNI XXIII/ Così il nuovo santo ha sconfitto i suoi nemici

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Giovanni XXIII (1958-1963) (Immagine d'archivio)  Giovanni XXIII (1958-1963) (Immagine d'archivio)

Secondo le regole in vigore, la scelta di procedere alla canonizzazione pro gratia è sempre motivata da ragioni ed elementi oggettivi che suppliscono all'istruttoria per accertare il miracolo. Nel caso di Roncalli – documenta il saggio – le motivazioni sono state accuratamente vagliate nel lavoro compiuto dagli esperti competenti del dicastero vaticano per i santi. In primis, la causa aveva già completato il percorso regolare fino alla beatificazione, durato trentacinque anni, con il riconoscimento delle virtù e l'attestazione di un miracolo. E come ulteriore, decisiva motivazione, si è tenuta presente l'eccezionale vastità del culto liturgico già tributato al beato Roncalli, concessa dalla Santa Sede già a molte diocesi che ne avevano fatto richiesta a motivo della fama di santità – accompagnata da notizie di segni e miracoli che connota nel popolo di Dio la memoria di Giovanni. Inoltre, si è tenuto nel dovuto conto la mai archiviata – e mai formalmente respinta – richiesta di canonizzazione "per acclamazione" che era stata formulata dai Padri del Concilio Vaticano II alla fine di quel grande evento ecclesiale. «Nessun candidato alla canonizzazione» si legge «oggi può vantare una simile eccezionalità: un culto liturgico già diffuso nella Chiesa universale e una richiesta di canonizzazione per acclamazione espressa in un Concilio».

Ma nel valutare le ragioni della canonizzazione, lo sguardo non si è rivolto solo al passato e alla ormai consolidata fama sanctitatis che circonda la figura di Roncalli. A contare è stato anche il discernimento operato intorno alla sua «opportunità pastorale». Cioè all'occasione propizia offerta dalla corrente, intensa stagione ecclesiale, che fa risaltare in tanti modi la pastoralità profetica della sua figura e della sua opera. Il saggio individua così le principali direttrici – vagliate nella fase istruttoria della canonizzazione pro gratia – che danno concretezza all'attualità pastorale di Giovanni XXIIII: la proposta di una Chiesa viva nella fede e amica degli uomini offerta dal Concilio Vaticano II; la sollecitudine a prendere il largo nel cammino ecumenico e nel dialogo inter-religioso; la predicazione della pace; la riscoperta gioiosa della natura missionaria della Chiesa, che esiste solo per annunciare agli uomini e alle donne di ogni tempo il Vangelo di Cristo. Lungo queste linee guida − afferma Falasca − emergono senza forzature le coordinate portanti del magistero di Bergoglio e la consonanza di sguardo tra Giovanni XXIII e Papa Francesco, messa in luce dal prezioso contributo Due pontefici, una sola voce di Ezio Bolis. L'accento pastorale inconfondibile con cui l'attuale vescovo di Roma accende stupore e gratitudine negli uomini e nelle donne di oggi, anche fuori dalla comunità ecclesiale, ha consonanze nitide con quello che accadde tra Giovanni XXIII e il mondo del suo tempo, il tempo della Guerra Fredda. «Il mondo intero» − ha detto Papa Francesco parlando di Roncalli − «aveva riconosciuto in Papa Giovanni un pastore e un padre. Pastore perché padre». 



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