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GIOVANNI XXIII/ Così il nuovo santo ha sconfitto i suoi nemici

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Giovanni XXIII (1958-1963) (Immagine d'archivio)  Giovanni XXIII (1958-1963) (Immagine d'archivio)

Papa Giovanni XXIII, che fra pochi giorni sarà proclamato santo, non ha bisogno di epiteti o trattamenti di favore. Il suo storico segretario – e oggi cardinale – Loris Capovilla ha perfino chiesto di non chiamarlo più "il Papa Buono". Eppure, a sentire commenti e interventi sfornati alla carlona in vista della prossima canonizzazione, può sembrare che Giovanni XXIII abbia goduto di qualche favoritismo anche nell'ultimo tratto della strada che presto lo innalzerà al culto della Chiesa universale: su dispensa di Papa Francesco, il già beato Roncalli sarà infatti iscritto tra i santi pro gratia, per grazia. Cioè senza che sia stato riconosciuto formalmente l'ulteriore miracolo richiesto per la canonizzazione. Una procedura inconsueta, che qualche denigratore di professione, stordito dalla propria supponenza, ha preteso di bollare come «percorso privilegiato» che consente a Roncalli di diventare santo «per grazia di un Papa».

A sgombrare il campo da equivoci e letture mal disposte è il recente volume di Stefania Falasca Giovanni XXIII, in una carezza la rivoluzione (Rizzoli). Nella pletora di libri, remake editoriali e pubblicazioni, il saggio di Falasca – che è vice-postulatrice della causa di canonizzazione di Giovanni Paolo I - ha il merito e l'originalità di illustrare e ricostruire in termini oggettivi come è avvenuta e cosa sta a indicare la canonizzazione pro grazia applicata a Roncalli, la prima di questo tipo riservata a un Papa. Concentrandosi su questo punto, l'autrice documenta la sua conformità alla prassi dei processi di canonizzazione in vigore. E lascia emergere anche le ragioni oggettive e storicamente rilevanti che fanno della canonizzazione di Roncalli un kairos carico di suggestioni pastorali per il momento presente vissuto dalla Chiesa.

In primis, la procedura pro gratia applicata alla causa di Roncalli – così è messo in risalto nel saggio – non configura nessuna "scorciatoia", nè tradisce alcuna forzatura arbitraria. Nel procedere alla canonizzazione pure in assenza di un miracolo formalmante riconosciuto, Bergoglio ha accolto e fatto proprie le motivazioni presentate dalla Congregazione delle cause dei santi su richiesta dei postulatori della causa di Giovanni XXIII. Già nel giugno 2013 la postulazione generale dell'Ordine dei Frati Minori (Ofm), che rappresenta l'attore della causa in questione, aveva sottoposto al Papa eletto da poche settimane una supplica per chiedere l'approvazione di tale procedura. A giustificare la richiesta non era la carenza di segni soprannaturali attribuibili all'intercessione del beato Roncalli. Nel dossier per la canonizzazione esaminato da teologi, vescovi e cardinali della Congregazione delle cause dei santi, c'erano circa una ventina di casi ritenuti particolarmente interessanti, alcuni dei quali erano stati anche sottoposti a parere medico orientativo ai fini di un possibile processo. Se Papa Francesco non avesse anticipato i tempi con la canonizzazione pro gratia – fa notare l'autrice - «almeno uno di questi casi sarebbe stato oggetto di un'inchiesta ordinaria».



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