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ARMENIA/ "Ho trovato laggiù il cuore più vero dell'Europa smarrita"

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Vorrei ovviamente precisare che accanto a questi connazionali ve ne erano altri che invece facevano il loro lavoro con un grande impegno, con una profonda comprensione e rispetto per questo paese e i suoi abitanti e in modo particolare per i colleghi armeni che insegnavano tedesco o altre materie. Questi colleghi hanno permesso, per un certo periodo di tempo, che l'insegnamento di tedesco nelle scuole, lo sviluppo di vari gemellaggi con singole scuole e la promozione di diversi progetti scolastici fossero ad un livello molto alto. Alcuni dei ragazzi armeni dopo aver superato i difficili esami di lingua tedesca hanno continuato questa esperienza studiando germanistica o addirittura hanno ricevuto borse di studio per studiare in università tedesche. Attraverso questo lavoro capillare di gemellaggio tra la Sassonia-Anhalt e l'Armenia abbiamo potuto raggiungere nuove scuole che dapprima non erano ancora coinvolte e che hanno finito per contribuire alla riuscita del gemellaggio stesso. Col tempo abbiamo creato un rapporto di lavoro fecondo con il ministero della cultura armena e con il consolato tedesco. Purtroppo però questo periodo di fecondità ebbe termine: un cambiamento nella guida del progetto, con una conseguente riduzione del gemallaggio a livello meramente formale, ebbe l'effetto di far crollare tutto ciò che si era costruito. Come dappertutto, rapporti di questo genere vivono dell'impegno personale degli attori in gioco; se diventano solo una cosa di facciata, pian piano perdono in efficacia e vitalità. Solo gli uomini con il loro entusiasmo possono portare al successo un'opera come un gemellaggio o dei progetti educativi; il sostegno solo finaziario o i discorsi domenicali hanno la stessa funzione dei parassiti su un organismo.

Quali incontri sono stati per te particolarmente importanti?
Nel mio viaggio in Armenia molti aspetti facevano nascere in me la curiosità per il nuovo; conoscere ciò che era ancora sconosciuto, una mistura tra la sollecitazione per paesaggi a me estranei, per la lora flora e la fauna − che ovviamente hanno a che fare con i miei interessi personali e lavorativi a livello biologico − e l'interesse per una cultura straniera, la sua storia e la sua tradizione. Ma in in primo luogo − e questo ha a che fare anche con il pensiero e la cultura − sono ed ero interessato agli uomini, al loro linguaggio, alla loro quotidianità e tradizione, alle speranze che conservavano o che avevano perso, alle loro preoccupazioni e ai loro bisogni, insomma al loro vivere e morire, se posso esprimermi così. Mi ha sempre interessato ciò che dal nostro punto di vista può sembrare impenetrabile, ciò che deve essere rispettato e a sua volta rende possibile il rispetto tra gli uomini o addirittura lo genera. Un rispetto che ho sempre visto negli uomini, che irradiano una cultura lontana e straniera e che mi corrisponde. È il tentativo e il desiderio di fare i primi passi nel "sentire" un mondo. Un sentimento che viene dall'infanzia e che aiuta la conoscenza, che è allo stesso tempo curiosità e percezione della stranezza; insomma è ciò che una grande poetessa tedesca del XIX secolo, Annette von Droste zu Hüllshoff, chiamava "una tenerezza mista a spavento". 

E cos'hai avuto modo di scoprire?
Questa nazione non è per così dire mai piana, quasi mai dolce, armonica o bella nel senso che oggi si intende con questa parola. Piuttosto dà la sensazione di essere ruvida, frammentaria, in alcuni luoghi "brusca", deserta, non invitante e selvaggia. Molte percezioni iniziali si sviluppano in un secondo sguardo e danno luogo come alla percezione di una bellezza ruvida. Bisogna potere e voler lasciarsi andare a questo incontro, permetterlo, così che possa crescere un amore. 



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