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ARMENIA/ "Ho trovato laggiù il cuore più vero dell'Europa smarrita"

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La sensazione di stranezza della prima impressione si perde e si trasforma in un invito senza limiti e in una affezione, ciò che è selvaggio si rivela come una tradizione arcaica e come naturalezza, ciò che è brusco come forza e decisione, quello che è ruvido e frammentario porta nel volto una storia di questo popolo e di questa nazione più che millenaria. Così ci si accorge che gli abitanti dell'Armenia sono immagine della loro terra, solo che la loro entusiastica amichevolezza e cordialità tolgono all'ospite immediatamente ogni timidezza ed insicurezza al cospetto di ciò che è straniero. Naturalmente in questi due anni di permanenza ho intessuto molti rapporti, molti incontri sono fermi nella mia memoria. In primo luogo i miei colleghi armeni nella scuola, gli scolari e gli studenti, ma anche uomini che non appartenevano al mio immediato campo di azione nella scuola: artisti, filosofi, teologi, biologi, contadini, uomini semplici incontrati nelle mie escursioni in questa terra. Ognuno di questi incontri ha contribuito a formare un grande quadro d'insieme, ognuno nel suo modo è stato arricchente, commovente e impregnato di una profonda umanità. Nello sguardo retrospettivo si mischiano i ricordi con le proprie immagini, le associazioni con la presunta realtà. Ma l'impressione centrale di queste amicizie è la grande forza interiore, la fiducia e l'abbandono ricolmo di quest'ultima senza le quali la soppravivenza di questo popolo non sarebbe immaginabile.

Puoi descrivere o dettagliare meglio questo sentimento?
Noi tutti crediamo di avere una sensibilità intima di cosa sia la Gelassenheit. Se però cominciamo a riflettere su cosa sia l'abbandono fiducioso e come sia possibile raggiungere questo stato d'animo, ci accorgiamo della difficoltà. I molteplici piani di questo concetto si vedono già dal fatto che non c'è una traduzione in un altra lingua della parola tedesca Gelassenheit (io ho adottato la traduzione proposta da Luca Tuninetti in Concetti morali fondamentali di Robert Spaemann, 1993; ndc). Nella lingua inglese abbiamo come corrispondente alla parola "Gelassenheit" coolness o calmness, in francese placidité o flegme, in spagnolo: tranquilidad. Già a livello linguistico comincia la ricerca del significato di questo concetto nella decostruzione nei suoi morfemi. È già il semplice riflettere sulla forma del participio passato gelassen o sul suffisso heit raggiunge conseguenze sorprendenti. Gelassen ha la sua radice nella mistica tedesca. Il Maestro Eckart, nato nel 1260, ha scritto per primo sul concetto della Gelazenheit. Il primo passo immediato verso il gelazen sin (gelassen sein, la parola sein significa essere) è stato quello del gelazen han (gelassen heit). Questo significa che dapprima bisogna imparare ad agire senza una determinata intenzione, senza differenziare e difendersi, per raggiungere così l'abbandono fiducioso. Oggi parliamo in tedesco di Loslassen, lasciare andare. Heinrich Suse, uno scolaro di Eckart, era entusiasta quando incontrava persone capaci di un abbondono fiducioso, che non si lasciano distrarre da un prima e da un poi. Queste persone vivono nell'attimo che "emerge dal continuo del tempo". Questo momento abituale è libero "dall'estasi, ma pieno di intensità". Ecco, così mi sono apparsi spesso gli armeni!

Cosa pensi che noi europei dovremmo sapere dell'Armenia?



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