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ARMENIA/ "Ho trovato laggiù il cuore più vero dell'Europa smarrita"

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La letteratura non è solo una fonte inesauribile di sapere antico, ma racconta anche la raffinatezza unica e la forza piena di colori delle miniature armene e testimonia una profonda impronta religiosa di questo popolo. Tra le parole che voglio sicuramente ricordare e proporre a chi ha interesse per la cultura armena sono quelle di autori, che raggiungono un livello di letteratura mondiale, come Osip Mandelstam (Viaggio in Armenia) o Andrej Bitow (Lezioni armene). Essi hanno eretto sia per la loro terra che per gli uomini un monumento letterario di amore e di raccoglimento devoto per l'Armenia. Ne cito qui un passaggio, scelto quasi a caso, per incuriosire il lettore: "Niente è così colmo di insegnamento e porta più gioia che l'immergersi nella società di uomini di una razza completamente diversa, che si rispetta massimamente, con cui si sente una comunanza, per cui si è, anche se dal di fuori, orgogliosi. La pienezza di vita degli armeni, la loro ruvida tenerezza, un nobile zelo lavorativo, la loro inspiegabile avversione per ogni metafisica e la loro meravigliosa familiarità con il mondo delle cose reali − tutto questo si è rivolto a me dicendomi: sii sveglio, non avere paura al cospetto del tuo tempo, non nasconderti" (Osip Mandelstam, Viaggio in Armenia). Vorrei riprendere un motivo che ho accennnato all'inizio del nostro dialogo citando Machado con il suo pensiero sulla via e sull'andare. Alla fine dei miei due anni armeni mi sono confrontato con questa affermazione di Machado: "Viandante non c'è una via, la via nasce andando", per paragonarla con la mia esperienza armena. Ma non con un discorso teorico, bensì coll'andare a camminare in vie tra i dirupi montani, tra bizzare formazioni di rocce, su terra marnosa piena di polvere e di un colore rosso-grigio, vedendo denti rocciosi di agata esposta. Sotto le suole delle scarpe si sdrucciolava terra secca, scricchiolava tufo vulcanico come cocci di argilla. Pietre determinano il paesaggio, la vita degli uomini, l'arte architettonica e di scultura. Tutto in questi paesaggi montani, che sono come dei ruderi della natura, testimonia la caducità: la caducità anche delle pietre che si crepano e sbriciolano, caducità delle costruzioni, dei conventi e delle chiese, ormai avvolte da erba e lichene; caducità degli uomini, che camminano in questi ruderi. I pensieri si perdevano in un'immagine della povertà delle rocce e dell'impossibilità di passarle. L'anima del viandante viene quasi portata dai fiumiciattoli, che come fili sottili e minimi attraversano i pochi boschi, che le montagne riforniscono d'acqua. I detriti si ampliano e scompongono la propria struttura fino all'irriconoscibilità e la nostra immaginazione cresce in ciò che è sconosciuto, avendo la sensazione forte di aver lasciato per sempre il mondo a noi famigliare. Nel silenzio si aprono nuove vie. 



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