BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Che cos'è un "classico"?

Pubblicazione:

Antonio Canova, Amore e Psiche (1788) (Immagine d'archivio)  Antonio Canova, Amore e Psiche (1788) (Immagine d'archivio)

Classico, non tanto perché posso rispecchiarvi me stessa, i miei dubbi, le mie irrisolte questioni; classico, non solo perché vi ricorro nei momenti difficili o in quelli dell'esaltazione; classico non perché mi innamora e sconvolge o rompe il mio ghiaccio interiore. Classico perché vi si specchia l'umano. L'umano in tutti i suoi abissi e le sue crudeltà, i suoi demoni. L'umano nelle sue possibilità – ma anche nelle incapacità. L'umano nel suo cuore oscuro, il male, che va raccontato, nella sua nudità se possibile, perché lo si possa, se non evitare, prevedere, presentire, conoscere. 

Il classico è l'umano. Lì dove la dignità umana viene difesa e tutelata, dove si denuncia la violenza e la tortura, dove l'uomo, come la più terribile di tutte le cose, si rivela nelle sue capacità di pensare, sentire, amare, lì siamo in presenza di un atto estetico e morale che si può definire "classico". In questo senso, dunque, classico è tutto ciò che si oppone alla barbarie del cuore umano.

Classico è quel gesto che abbraccia l'umanità nella sua interezza e l'atto d'amore è il culmine dell'abbraccio. Saper abbracciare, concedersi, abbandonarsi all'amante, è un atto difficile: dall'amore ci si difende, dal troppo amore ci si protegge, si ha paura di cadere nei buchi profondi del cuore, lì dove si annida l'inspiegabile. L'arte che riesce a raccontare un abbraccio d'amore è classica.

Tuttavia la mimesi perde l'agone con la realtà: l'arte resta in secondo piano rispetto alla vita. Come talora ci si può innamorare dell'idea dell'amore, dell'idea di una persona invece che di una persona, così il classico può restituire l'idea dell'umanità, ma l'amore è racchiuso nell'odore, nella carne, nella concretezza dell'essere amato, e il riflesso dell'uomo che è dato dall'arte resta un riflesso, e non può e deve trasformarsi né in un ideale né in un modello. 

La qualità principale, costituiva, del classico è il suo perdurare, la sua resistenza. Classico è quel che supera le tempeste della storia e i suoi orrori, che è sopravvissuto ad esempio ai campi di concentramento e all'apartheid, che ha sfidato i secoli e ha conservato la dignità dell'uomo anche nei momenti in cui solo la vergogna poteva prevalere. Perciò il classico ha la capacità di parlare oltre la storia, perché il linguaggio dell'umano (che va al di là dell'interpretazione) si ascolta oltre le epoche e gli spazi geografici. 

Classico: ciò che è umano, ciò che resiste e aiuta a resistere, ciò che passa al vaglio del tempo e di giudici competenti. Classico: il cuore che cerchiamo in un mondo spesso senza cuore.

-
Sul tema è appena uscito: Sotera Fornaro, "Che cos'è il classico? Il classico in J.M. Coetzee", Edizioni di Pagina, Bari, 2014



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.