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LETTURE/ Il vecchio Veneto tra "fralochi", gesuiti e "perteganti"

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Bartolomeo Bezzi (1851-1923), Autunno (1908) (Immagine d'archivio)  Bartolomeo Bezzi (1851-1923), Autunno (1908) (Immagine d'archivio)

Vivendo in Germania ovviamente mi ha anche interessato l'immagine che il romanzo trasmette dei fralochi (i tedeschi), citati almeno per quattro volte, come produttori di cose migliori degli altri (p. 122), o il loro paese, dove vive "gente più triste e più cupa di altrove" (p. 125), come stampatori, che lavorano con la frode (p. 130) e come gente che hanno capelli rossi, ma non il rosso "vivo e venato di riflessi d'oro", come quelli della giovane amata francese. Insomma si tratta di un'immagine molto critica.

Infine vorrei ricordare l'incontro di Sebastiano con una vecchietta, "proiettata nell'Aldilà" (p. 63), in Spagna, con la "fede semplice e piena con cui domandava di essere liberata dal fardello della vita terrena per tornare da colui con il quale aveva condiviso l'intera esistenza", il suo sposo morto prima di lei – un tema questo, come abbiamo visto, che ricorre nel libro.

Per tutte le persone che sono interessate al nordest del nostro paese (ma in apertura a diversi paesaggi europei e italiani, si veda la bellissima descrizione del primo incontro con il Lago di Garda e la pianura padana fino al Piemonte), la lettura del libro offre la possibilità di congiungere un dovere intellettuale con un semplice, e pieno, piacere di lettura. 

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