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LETTURE/ Il vecchio Veneto tra "fralochi", gesuiti e "perteganti"

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Bartolomeo Bezzi (1851-1923), Autunno (1908) (Immagine d'archivio)  Bartolomeo Bezzi (1851-1923), Autunno (1908) (Immagine d'archivio)

LIPSIA - Ritornando in Italia a marzo per un breve periodo di ferie, nella libreria di un piccolo paese del Trentino un volume in particolare ha attirato la mia attenzione. Poi quando ho visto l'editore è sopravvenuto anche un legame emozionale perché i miei nonni, da parte di mio padre, sono originari della provincia di Treviso, per la precisione di Montebelluna. E leggendo I mercanti di stampe proibite di Paolo Malaguti (Santi Quaranta, 2013) è nato un vero affetto intellettuale per l'autore del libro e per questo editore veneto.

Il giovane scrittore, padovano di Monselice, si presenta come un narratore eccellente, che sa dosare l'uso della lingua italiana e del dialetto in modo incantevole, senza fanatismo filologico (questo avrebbe reso il libro un mattone gradito solo a qualche intellettuale) e con una capacità didattica notevole permette al lettore di assaporare pian piano tante delle parole del dialetto tesino: in primo luogo "pertegante" per viandante, "poleiar" per dormire, "scabo" per vino. Le parole in dialetto sono messe in nota a pie' di pagina, la prima volta che le si incotra e poi raccolte al termine del libro in un "Glossario minimo dei perteganti del Tesino".

Molto riuscito è anche l'impasto dalla storia dei grandi - dei gesuiti, che venivano espulsi, alla fine del diciottesimo secolo, dal regno spagnolo, sotto Carlo III, che poi costringerà anche Clemente XIV, nel luglio del 1773 con la Bolla Dominus ac Redemptor a sopprimere completamente la Compagnia di Gesù, con la storia dei piccoli, appunto i perteganti tesini, che vendevano stampe per tutta l'Europa; in primo luogo Sebastiano, che viene coinvolto in una storia più grande di lui fino in America latina e poi suo figlio Antonio, che con il Grigno, un vecchio che ha il compito di maestro del mestiere, libererà il padre dal carcere in cui si è trovato perché collaboratore dei gesuiti. Vien da pensare all'intuizione più grande di J.R.R. Tolkien: gli hobbit, i piccoli hobbit, portano a termine la missione della distruzione dell'anello; ma cosa potrebbero fare i grandi – i gesuiti, i re, anche i Remondini, i grandi stampatori di Bassano - senza questo eroismo quotidiano dei piccoli, senza la loro disponibilità a rischiare anche tutto, come fa il burbero Grigno, che ci perde la vita nell'azione di liberazione di Sebastiano?

Nell'intreccio politico e commerciale, Paolo Malaguti inserisce una bellissima storia d'amore, quella del giovane Antonio con una ragazza francese, Anne: l'amore ha i capelli rossi. Senza le esagerazioni cinematografiche, si sente tutta la freschezza dell'innamoramento, della vicinanza dei corpi, e questo senza alcun cedimento al torbido; ma il romanzo conosce anche l'amore (non solo l'innamoramento), quello famigliare: Rosa, la mamma di Antonio e la sposa di Sebastiano è il centro gravitazionale sia di quest'ultimo, anche quando si trova nella lontanissima America, dall'altra parte del tondo (mondo), sia per il giovane pertegante al ritorno dei suoi due viaggi. E nel sacrificio del Grigno si consuma un amore al cospetto di Dio, in cui il vecchio può, con la morte, ricongiungersi ai suoi, morti prima di lui.



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