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LETTURE/ Admeto e Alcesti, l'amore degli uomini fa invidia agli dei

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Giasone alla partenza per la Colchide (IV sec A.C.) (Immagine d'archivio)  Giasone alla partenza per la Colchide (IV sec A.C.) (Immagine d'archivio)

Ma un dio che non conosca la realtà umana non può capire che, se il dare la vita è il dono più grande, per chi resta c'è desolazione e solitudine. Ci vuole un uomo, Eracle: presentato qui nella sua umanità più rozza, un ubriacone chiassoso. Riconoscente verso Admeto che è stato ancora capace di ospitalità discreta, insegue il dio della morte e riporta indietro Alcesti: l'impossibile resurrezione è avvenuta e rimette insieme i due sposi. Non a caso il mito di Alcesti è diventato un tema ricorrente nella pittura paleocristiana. 

Un altro personaggio mitico aveva avuto la promessa dell'immortalità in cambio della rinuncia al suo passato di sposo e l'aveva rifiutata. La ninfa Calipso, anch'essa lontana dalla comprensione dell'amore umano, si stupisce della strana scelta di Odisseo: "Così ora vuoi andare subito a casa nella tua patria? Addio dunque. Ma se tu sapessi nell'animo quanti dolori ti è destino subire, prima di giungere in patria, resteresti qui con me, abiteresti la mia casa e saresti immortale, benché desideroso di vedere tua moglie a cui sempre aneli ogni giorno. Eppure io mi vanto di essere migliore di lei nel fisico e nell'aspetto, perché non è possibile che donne mortali gareggino con le immortali nel fisico e nella bellezza". Odisseo ne è consapevole ma non gli importa: "So anch'io benissimo che la saggia Penelope è inferiore a te per bellezza e grandezza: è mortale, e tu immortale e senza vecchiaia. Ma anche così voglio e desidero tutti i giorni andare a casa e vedere il giorno del ritorno".

Ricordiamo infine un mito quasi fiabesco, raccontato dal poeta latino Ovidio. Giove e Mercurio scendono in terra in vesti umane, per mettere alla prova gli uomini. Tutti cacciano i presunti viandanti, tranne due vecchi sposi: "La pia Bauci e Filemone, vecchio come lei, in quella capanna si erano uniti negli anni giovanili e vecchi lì erano divenuti; riconoscendo la loro povertà, tranquillamente sopportandola, l'avevano resa leggera". Gli dèi accolti dall'anziana coppia si rivelano a loro, li fanno assistere alla rovina degli abitanti inospitali e alla miracolosa trasformazione della loro casa: "Quella vecchia casupola si muta in un tempio: colonne sostituiscono i pali, le stoppie del tetto rilucono, si vedono tegole di bronzo dorate, le porte son cesellate, il pavimento si copre di marmo". Giove chiede ai due sposi che dono desiderano, e saranno loro a scegliere: "Chiediamo di essere sacerdoti e di custodire il vostro tempio; e siccome abbiamo anni uguali, che una stessa ora ci porti via entrambi". Così sarà: insieme saranno trasformati in due alberi, oggetto di onore e di doni votivi negli anni che verranno.

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