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FESTA DEL LAVORO/ L'idolatria smascherata da san Giovanni Paolo II

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Giovanni Paolo II (Infophoto)  Giovanni Paolo II (Infophoto)

Stabilita in questa maniera la priorità del lavoro rispetto al capitale, Giovanni Paolo II esamina il conflitto che storicamente si è innescato fra questi due primari fattori della produzione: "Tale conflitto è stato originato dal fatto che i lavoratori mettevano le loro forze a disposizione del gruppo degli imprenditori, e che questo, guidato dal principio del massimo profitto della produzione, cercava di stabilire il salario più basso possibile per il lavoro eseguito dagli operai. A ciò bisogna aggiungere anche altri elementi di sfruttamento, collegati con la mancanza di sicurezza nel lavoro e anche di garanzie circa le condizioni di salute e di vita degli operai e delle loro famiglie" (L. ex., 11). L'accento è posto sul punto più caldo, quello che ha determinato il conflitto ideologico-sociale "tra il liberalismo, inteso come ideologia del capitalismo, e il marxismo, inteso come ideologia del socialismo scientifico e del comunismo". (L. ex., 11).

Tralasciamo le ampie critiche che Giovanni Paolo II ha effettuato verso il marxismo, rivolgiamo la nostra attenzione sulle critiche che egli avanza nei confronti del capitalismo, anche perché ci sembrano utili per la comprensione dell'attuale congiuntura economica. In questa interpretazione ideologica l'etica del massimo profitto possibile è l'unica che possa fattivamente essere perseguita senza recare danno all'impresa. Questo perché gli "affari sono gli affari" e tutto il resto deve essere disponibile ad assecondare quest'unica postulazione. Il liberalismo ha sempre creduto necessario, in quanto eticamente corretto, anteporre le esigenze del capitale a quelle di tutti gli altri fattori produttivi, compreso il lavoro che veniva a essere considerato una merce tra le altre merci. Per il liberalismo il capitale è il momento costituente (quello che da vita) e propulsivo (quello che mantiene in vita) dell'economia dei sistemi aziendali. Il capitale ha il primato rispetto al lavoro, il quale, di fatto, deve essere appiattito nei termini delle sue posizioni contrattuali, che il potere, diretto indiretto del capitale ha perimetrato.

Tutto questo fa affermare a Giovanni Paolo II: "Nonostante i grandi mutamenti avvenuti nelle società più avanzate, le carenze umane del capitalismo, con conseguente dominio delle cose e degli uomini, sono tutt'altro che scomparse; anzi, per i poveri alla mancanza di beni materiali si è aggiunta quella del sapere e della conoscenza." (C.a., 33). Per cui, "se certe forme di 'imperialismo' moderno si considerassero alla luce di questi criteri morali, si scoprirebbe che sotto certe decisioni, apparentemente ispirate solo all'economia o alla politica, si nascondono vere forma di idolatria: del denaro, dell'ideologia, della classe, della tecnologia" (S.r.s., 37).

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