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LETTURE/ Gary Becker, l'economista che ci ha "regalato" il capitale umano

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Gary Becker (Immagine d'archivio)  Gary Becker (Immagine d'archivio)

Ricerche che si sono rivelate fondamentali sono poi quelle relative alla teoria del capitale umano. Ancora all'inizio degli anni 70 la teoria della crescita privilegiava il ruolo dell'accumulazione di capitale fisico o (talvolta) quello delle risorse naturali. Il "lavoro" veniva pensato in termini che prescindevano dal livello di istruzione. Per Becker l'educazione va concepita e valutata come ogni altra forma di investimento economico, con i suoi costi ed i suoi benefici. E naturalmente, dal punto di vista sia monetario sia dell'impegno di tempo, tale investimento è cruciale sia per l'individuo sia per la collettività. Tante delle sue idee specifiche hanno riscosso grande successo e sono oggi generalmente accettate. Ad esempio, è risultata importante l'idea per cui una bassa aspettativa di vita scoraggia l'istruzione, in quanto si può contare su meno anni di vita attiva durante i quali ammortizzare l'investimento iniziale. 

In ciascuno dei suoi filoni di ricerca, Becker descrive quindi individui razionali, perfettamente capaci di cogliere tutti i fattori in gioco e di comprendere con precisione le conseguenze anche a lungo termine delle loro azioni. Gli individui di Becker non sono necessariamente egoisti; anzi, possono essere razionalmente altruisti: "massimizzano il loro benessere" tenendo conto che beneficiare altri membri della comunità in cui vivono può far loro piacere. Sono però individui "tristi", che si pongono come misura di tutte le cose, ed il cui mondo ha principio e fine in loro stessi.

Con Gary Becker scompare quindi un uomo che ha incarnato al meglio la grande tradizione americana di studiosi rigorosi e dedicati alla ricerca e all'insegnamento, e scompare un uomo che – dando un grande apporto alla teoria economica – ha contribuito anche a mostrarne il limite, limite del quale al momento non si vede una chiara via di superamento.

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