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CROCIATE/ Si può ancora amare la "spada" più della fede?

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Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1601) (Immagine d'archivio)  Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1601) (Immagine d'archivio)

Mi fa impressione, a questo proposito, rileggere la vita di Antonio del deserto scritta da Atanasio: quell'uomo aveva così tanto la percezione del proprio male che è andato nel deserto per combatterlo, per guardarlo in faccia. Sono questi gli uomini che hanno fatto la storia, uomini che hanno combattuto non grandi battaglie sociali o etiche, ma uomini che hanno anzitutto combattuto la grande battaglia che si gioca dentro il cuore di ognuno di noi. Essi non sono degli spiritualisti o degli ignavi, sono i nostri Padri. Purtroppo il nostro tempo ha dimenticato tutto questo e si è fatto portatore di un'idea di civiltà che possa, serenamente, fare a meno di Dio. Noi, in questo contesto così pervicacemente testardo, potremmo prendere le armi per liberare la Terra Santa, difendere a spada tratta leggi e istituti millenari, ma non potremmo mai cambiare il cuore – e la ragione – dei nostri fratelli uomini. 

Dobbiamo essere sinceri: questo è un compito e un dono possibile soltanto a Dio. Ma, allora, le Crociate sono inutili, le Veglie sono perdite di tempo e le grandi battaglie civili del recente passato sono da derubricare come "errori"? Assolutamente no. Noi abbiamo bisogno di uomini che rispondano alle sfide del nostro tempo provando, come possono, a intervenire nel merito delle grandi questioni che animano il dibattito culturale contemporaneo. Questo intervento, però, non può che avvenire nella Verità, altrimenti cessa di essere una forma di Carità e diventa la pura difesa di un sistema che – da solo – non potrà mai garantire la felicità ai nostri figli e ad ogni uomo. 

La Verità, dentro cui tutto deve avvenire, è la consapevolezza di che cos'è che cambia davvero l'Io di un uomo. Se uno è certo che solo Cristo cambia, allora il proprio modo di porsi sarà dettato anzitutto dall'ansia che l'altro (chiunque esso sia) incontri Cristo e che la sua storia possa incrociare quella del Risorto, certo che – come ci ha insegnato autorevolmente il Concilio Vaticano II – non spetta allo stato tutelare la Verità: il compito di ogni stato, infatti, è la promozione della libertà nell'ambito di una razionalità aperta che permetta a tutte le esperienze umane di incontrarsi e di dialogare nella ricerca del bene di tutti e non del capriccio di qualcuno. A ben vedere, è questo che è richiesto ad ogni papà e mamma verso il proprio figlio, è questo che è richiesto ad ogni comunità cristiana nei confronti dei propri battezzati, è questo che è richiesto a me per "imparare ad imparare da tutti". Solo un presente, solo una Presenza, fa fiorire seriamente la mia umanità. 



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COMMENTI
14/05/2014 - Crociate (Pierluigi Assogna)

Concordo pienamente con entrambi gli articoli. Bravo don Federico!